Amnesty accusa la polizia, Paoloni reagisce: "Criminali, non manifestanti"
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Redazione Interno
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Mentre la tensione in Val di Susa non accenna a placarsi, le accuse di Amnesty International contro le forze dell’ordine hanno scatenato un duro contrattacco da parte del Segretario generale del SAP, Stefano Paoloni. «Quelli che hanno devastato non sono manifestanti, ma criminali», ha dichiarato, riferendosi agli scontri avvenuti durante il Festival Alta Felicità, organizzato dal movimento No Tav. Secondo Paoloni, chi ha dato fuoco a un muletto e danneggiato recinzioni e attrezzature «ha dimostrato solo disprezzo per la proprietà altrui», mentre le critiche alla polizia sarebbero «teorie fantascientifiche» costruite per criminalizzare le divise.
La posizione del sindacato di polizia si scontra frontalmente con il rapporto di Amnesty, che denuncia un uso «eccessivo e indiscriminato» di gas lacrimogeni, lanciati persino contro manifestanti in fuga e un osservatore dell’organizzazione. La Ong ha chiesto una «revisione critica» delle operazioni per assicurare il rispetto dei diritti umani, ma le parole di Paoloni lasciano poco spazio al dialogo: «Chi distrugge non può nascondersi dietro pretesti ideologici».
Intanto, il sindaco di Susa ha definito gli scontri «l’unico mezzo di espressione di una minoranza», mentre Maurizio Bufalini, direttore generale di Telt, ha ribadito l’importanza dell’Alta Velocità Torino-Lione, invitando alla «responsabilità condivisa». A sostenere la necessità dell’opera sono scese in campo anche diciassette associazioni di categoria, che in un comunicato congiunto hanno condannato il «vandalismo organizzato», definendolo «indegno di un Paese civile». Le imprese chiedono un ritorno alla normalità, lamentando un «clima invivibile» attorno ai cantieri.




