Sarri e quella Lazio che perde poco ma male: «Annata devastante»

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Redazione Sport Redazione Sport   -   «Solo sei squadre hanno perso meno di noi». La frase, pronunciata da Maurizio Sarri al termine della sconfitta maturata al Franchi contro la Fiorentina, suona quasi come un paradosso per chi osserva la classifica della Lazio. Il tecnico, intervistato da Riccardo Mancini per Dazn, ha risposto in maniera accesa – come suo stile quando la tensione supera un certo limite – alla domanda sulle frequenti battute d’arresto dei biancocelesti in questo campionato. Il dato, effettivamente, è secco: poche squadre hanno raccolto più ko dei capitolini, eppure il computo totale delle sconfitte non le colloca tra le peggiori. Un’apparente contraddizione che Sarri ha trasformato in un’analisi amara, quasi rassegnata, della stagione.

Il gol fortuito e le ripartenze concesse

La partita, va detto, era in mano alla Lazio per larghi tratti. «Il gol è stato fortuito – ha spiegato l’allenatore – e anche dopo quell’episodio il controllo del campo non ci è sfuggito». Robin Gosens, al 28’, ha punito l’unico errore difensivo della retroguardia guidata da Romagnoli, trasformando una disattenzione in tre punti preziosi per i viola, che blindano così una salvezza inseguita con fatica. Sarri, nel suo intervento, ha però sottolineato un limite ricorrente: «Abbiamo concesso qualche ripartenza di troppo a campo aperto». Un’abitudine, questa, che ha trasformato gare sostanzialmente equilibrate in sconfitte immeritate sulla base del possesso palla e delle occasioni create. La sensazione, per chi ha seguito la partita, è che il ko di Firenze rappresenti il riassunto perfetto di un’annata definita dallo stesso tecnico «devastante e soffertissima».

Classifica corta e futuro in bilico

Con questo risultato – il primo stop dopo quattro risultati utili consecutivi – la Lazio scivola virtualmente al nono posto, a quattro lunghezze dal Bologna ottavo. Un margine che non è abisso, ma che disegna un campionato di metà classifica senza particolari ambizioni europee se non quelle di proteggere la posizione da un inseguimento serrato: l’Udinese è a meno uno, il Sassuolo a meno due. «Non sono preoccupato per il mio futuro – ha chiarito Sarri – ma non so quali siano i programmi della società». Una dichiarazione che lascia intendere un rapporto logorato, senza però scadere nella polemica gratuita. L’allenatore, piuttosto, ha aggiunto una battuta che mescola ironia e frustrazione: «Se decidessi io, farei spendere sette-ottocento milioni sul mercato». Una provocazione, certo, ma che rivela la distanza tra l’idea di calcio del tecnico e le possibilità reali del club.

L’episodio arbitrale e l’addio annunciato?

Nel post-partita, a infiammare ulteriormente gli animi, è arrivato anche un commento sul rigore non concesso a Noslin: «Ognuno arbitra per i c**** propri», ha tagliato corto Sarri, con quella durezza verbale che tanto piace ai suoi sostenitori e tanto irrita i detrattori. Al di là della singola decisione arbitrale – che non ha comunque determinato da sola l’esito della gara – è il quadro generale a preoccupare. La Lazio interrompe una striscia positiva, sì, ma lo fa nel modo peggiore: subendo un gol evitabile e mostrando i soliti limiti nella gestione delle transizioni difensive. «La sconfitta mi sembra eccessiva per quanto visto in campo», ha ripetuto Sarri, quasi a voler scagionare i suoi dalla responsabilità principale. E sul futuro, la frase che pesa come una sentenza: «Se il club non è contento, troveremo una via d’uscita». Non un ultimatum, ma nemmeno una promessa di fedeltà. Solo l’amara consapevolezza di un matrimonio tecnico-sportivo che potrebbe concludersi a fine stagione.

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