I video di Khamenei e le tensioni in Iran: tra immagini senza data e un golpe sventato

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Le immagini, si sa, in certe circostanze valgono più di mille parole, eppure talvolta possono rivelarsi ingannevoli, soprattutto quando manca un elemento fondamentale per la loro corretta contestualizzazione, ovvero la data di registrazione.

Proprio in queste ore i media semi-ufficiali iraniani hanno diffuso un filmato che ritrae la Guida Suprema, l’Ayatollah Mojtaba Khamenei, intento a tenere quella che sembra essere una lezione di giurisprudenza; un video che, tuttavia, è stato prontamente accolto con scetticismo dagli osservatori internazionali, poiché Associated Press ha dichiarato di non essere in grado di verificare in modo indipendente quando e dove sia stato effettivamente girato il contenuto, gettando così un’ombra di dubbio sulla sua effettiva attualità.

Il video di marzo e il lungo silenzio

Non è la prima volta che si assiste a un’operazione mediatica di questo tipo, se è vero che l’agenzia di stampa Mehr aveva già diffuso, nel marzo del 2026, un video che pareva essere stato registrato durante lo stesso identico evento, suggerendo la possibilità che le autorità di Teheran stiano ricorrendo a materiale d’archivio per alimentare l’immagine pubblica del leader religioso, il quale, va ricordato, non si mostra in pubblico da ormai cinque mesi, un’assenza che ha finito per alimentare le più disparate speculazioni sul suo stato di salute e sulla sua effettiva capacità di mantenere

Saldo il controllo delle redini del potere.

La circostanza appare tanto più rilevante se la si mette in relazione con le dichiarazioni rilasciate dal presidente iraniano Masoud Pezeshkian, il quale ha riferito di un lungo incontro, durato quasi sette ore, con lo stesso Mojtaba Khamenei, un faccia a faccia che, nelle intenzioni del capo dello Stato, avrebbe dovuto servire ad affrontare le principali e più urgenti difficoltà che affliggono il Paese, dal costo della vita alle distorsioni del mercato, passando per la disoccupazione giovanile, l’emergenza abitativa e le pesanti conseguenze delle sanzioni statunitensi sull’economia nazionale.

L’attesa per i nuovi filmati

A gettare ulteriore benzina sul fuoco delle voci, peraltro, ci ha pensato Qasem Qoraishi, vice comandante dei Basij, la potente forza paramilitare di volontari che opera sotto l’egida del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche e che funge, di fatto, da braccio di sicurezza interna del regime; Qoraishi, parlando attraverso i canali ufficiali della magistratura, ha infatti annunciato che l’Iran prevede di diffondere “a breve” nuovi filmati della Guida Suprema, i quali lo mostreranno in pubblico e durante incontri con i comandanti militari, quasi a voler dimostrare, attraverso l’immagine,

La piena operatività e la vitalità del leader supremo. Tuttavia, come spesso accade in questi casi, l’attesa per le prove video si scontra con la crescente impazienza di una popolazione che, dopo cinque mesi di silenzio, non ha ancora avuto modo di vedere Mojtaba Khamenei in azione, e che si trova a dover fare i conti con una narrazione ufficiale che appare sempre più frammentaria e, per certi versi, contraddittoria.

Il golpe sventato dai pasdaran

Il quadro politico, del resto, appare estremamente complesso e segnato da profonde fratture interne, come confermerebbe la notizia, rimbalzata con insistenza negli ambienti diplomatici, secondo cui i pasdaran avrebbero sventato un colpo di Stato che avrebbe potuto spodestare Mojtaba Khamenei, un’operazione che avrebbe visto coinvolta una delle figure più influenti e controverse del clero sciita, l’ayatollah Mohammad Bagher Kharrazi, suocero di Masoud Khamenei, fratello maggiore dell’attuale Guida Suprema.

Turbante nero, come vuole la tradizione per i discendenti del profeta Maometto, Kharrazi avrebbe cercato di sostituire Mojtaba con il proprio genero, approfittando forse di un momento di debolezza del regime per tessere una trama di palazzo che, se fosse andata in porto, avrebbe radicalmente mutato gli equilibri di potere all’interno della Repubblica Islamica.

Un piano, quello di Kharrazi, che però è stato scoperto e neutralizzato in tempo, ma che ha comunque messo a nudo la fragilità di un sistema in cui le alleanze si stringono e si rompono con la stessa rapidità con cui si susseguono le voci, e dove la certezza delle immagini, paradossalmente, finisce spesso per aggiungere più dubbi che certezze.

In questo clima di sospetto e di continua tensione, dunque, la diffusione del video senza data e l’annuncio di nuovi filmati sembrano rappresentare tentativi sempre più disperati di arginare un’emorragia di consenso e di legittimità, mentre le istituzioni faticano a tenere insieme i pezzi di un puzzle politico sempre più difficile da ricomporre.

L’incontro di sette ore tra Pezeshkian e la Guida Suprema, se da un lato testimonia la volontà di mostrare un fronte unito, dall’altro evidenzia le enormi pressioni che gravano sul governo, chiamato a rispondere a crisi economiche e sociali di portata epocale senza poter contare su una leadership visibile e pienamente operativa.

L’attenzione, ora, è tutta rivolta ai prossimi sviluppi, nella speranza che le immagini promesse dal vice comandante dei Basij possano finalmente fugare i dubbi, anche se la storia recente insegna che, in Iran, la realtà è spesso più opaca e sfumata di quanto un semplice video possa raccontare.

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