Eurovision 2025, prima semifinale: tra kitsch e talento, chi ha conquistato Basilea

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Basilea ha spalancato le porte al caos organizzato dell’Eurovision, dove il confine tra genio e follia si assottiglia ogni anno di più. La prima semifinale, andata in onda ieri, è stata un vortice di coreografie iperlavorate, costumi che sfidavano le leggi della fisica e performance vocali al limite dell’umano. Tra chi ha remato verso la finale – letteralmente, come gli islandesi VÆB – e chi ha naufragato tra i fumogeni, il palco ha restituito un mix di entusiasmo e perplessità.

Lucio Corsi, rappresentante italiano, ha dimostrato perché la sua presenza era attesa: una performance pulita, senza sbavature, che ha trasformato persino le basi preregistrate in un elemento vivo. Il suo brano, funambolico e diretto, è parso fuori dal tempo rispetto a certi eccessi della serata. Diverso il discorso per la sciamana polacca, il cui kitsch da operetta ha strappato più smorfie che applausi, mentre il croato Marko Bošnjak ha giocato su un’ironia macabra – una torta avvelenata per la ragazza che lo ha rifiutato – senza riuscire a convincere del tutto.

L’Islanda, non nuova a delusioni eurovisive, ha puntato su un rap folk con violini e tutine argentate, rimandando a un immaginario da boyband superata. «RÓA», il loro brano, sembrava uscito da una sigla anni Duemila, con quel tanto di nostalgico da far sorridere, ma troppo poco per competere. Altrove, Tommy Cash ha fatto parlare di sé con un’esibizione surreale, mentre altri hanno preferito il sentimentalismo orchestrato, tra luci accecanti e piroette tecniche.

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