Tilly Norwood, l'attrice generata dall'intelligenza artificiale che divide Hollywood
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Redazione Cultura e Spettacolo
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La comparsa di Tilly Norwood, presentata come la prima attrice interamente generata attraverso l’intelligenza artificiale, ha innescato un dibattito di portata epocale all’interno dell’industria dell’intrattenimento. Creata dallo studio londinese Particle6, noto anche come Xicoia e fondato dall’ex attrice olandese Eline Van der Velden, questa figura digitale è stata svelata in anteprima al Zurich Film Festival di fronte a una platea di addetti ai lavori. La sua presentazione, avvenuta attraverso un video promozionale di sorprendente realismo, è stata accompagnata da dichiarazioni che la dipingono come una potenziale erede di attrici del calibro di Scarlett Johansson o Natalie Portman, suscitando da un lato l’interesse di alcune agenzie e, dall’altro, un’ondata di forte critica.
La netta presa di posizione del sindacato
La reazione del sindacato hollywoodiano SAG-AFTRA, che rappresenta migliaia di professionisti dello spettacolo, non si è fatta attendere, giungendo a seguito delle polemiche divampate. La posizione del sindacato, che storicamente tutela il lavoro umano di attori e attrici, si è manifestata con nettezza, contrapponendosi a quella che viene percepita come una minaccia diretta alla categoria.
Una nuova forma d'arte o una minaccia per gli attori?
Dall’altra parte della barricata, i creatori di Tilly Norwood difendono la propria opera, considerandola non un sostituto dell’interprete in carne e ossa bensì una forma d’arte autonoma, un prodotto digitale con un proprio statuto estetico e funzionale. La controversia, che ha rapidamente travalicato i confini dei festival per approdare sulle pagine dei media internazionali, tocca nervi scoperti, interrogandosi sul futuro della professione attoriale in un’era sempre più dominata dagli algoritmi.
Il dibattito sul futuro del cinema
Le obiezioni sollevate da numerosi artisti vertono sulla salvaguardia del “reale talento umano” e sui pericoli di una deriva che potrebbe marginalizzare le figure in carne e ossa, privando il pubblico di quella autenticità espressiva che solo un essere umano può trasmettere. Mentre Particle6 procede nella promozione del suo prodotto, le reazioni che continuano a giungere dal mondo del cinema appaiono polarizzate, segno di un clima teso e di una frattura profonda su questioni etiche, creative e, non ultime, sindacali.




