La Spagna chiede di indagare TikTok, Meta e X per pedopornografia generata dall’intelligenza artificiale

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il governo spagnolo ha rotto gli indugi, e lo ha fatto con una mossa chiara e destinata a fare giurisprudenza: chiedere alla Procura di aprire un’indagine formale nei confronti di tre colossi del tech, vale a dire X, Meta e TikTok. L’annuncio, che porta la firma del premier Pedro Sánchez, è stato affidato proprio a un post sul social di proprietà di Elon Musk — uno dei diretti interessati — e punta dritto al cuore di una questione tecnologica e insieme penale, quella della creazione e diffusione di materiale pedopornografico generato attraverso sistemi di intelligenza artificiale. Sánchez, nelle sue dichiarazioni, ha usato parole pesanti come macigni: ha parlato di un attacco alla salute mentale, alla dignità e ai diritti dei minori, sottolineando come lo Stato non possa più assistere inerme a quella che ha definito l’impunità dei giganti del web. La mossa spagnola, va detto, non arriva nel vuoto, ma si inserisce in un contesto europeo di crescente insofferenza verso piattaforme che, di fatto, hanno permesso a strumenti come Grok — il chatbot di X — di generare e veicolare immagini sessualizzate non consensuali, talvolta ritraenti minori, attraverso la manipolazione digitale dei volti e dei corpi delle vittime -1-4-7.

L’iniziativa del Consiglio dei ministri spagnolo si fonda su un passaggio tecnico preciso, ovvero l’invocazione dell’articolo 8 dello Statuto Organico del Pubblico Ministero, una leva giuridica che consente all’esecutivo di sollecitare un intervento della magistratura. Non si tratta, quindi, di una dichiarazione di intenti vaga o di un avvertimento politico, ma di un atto formale che costringerà la Fiscalía ad aprire un fascicolo per verificare se le società coinvolte — X, la casa madre di Facebook e Instagram, e la piattaforma cinese TikTok — abbiano in qualche modo agevolato, amplificato o semplicemente tollerato la creazione e la circolazione di questi deepfake a sfondo sessuale. La novità sostanziale, rispetto ad altre iniziative analoghe, risiede nell’allargamento del fronte: se finora l’attenzione dei regolatori europei si era concentrata quasi esclusivamente su X e sul suo assistente virtuale Grok, la Spagna allarga il tiro includendo esplicitamente anche i servizi di Zuckerberg e quelli di ByteDance, ampliando così il perimetro dell’inchiesta a un ecosistema digitale ben più vasto -7-9.

Parallelamente all’offensiva iberica, e quasi a sottolineare la natura sistemica del problema, l’Authority irlandese per la protezione dei dati — la cosiddetta Data Protection Commission — ha messo in moto un’altra procedura, questa volta incentrata specificamente su X. L’indagine, definita su larga scala, riguarda la generazione di immagini deepfake sessualizzate da parte di Grok, il chatbot integrato nella piattaforma. La DPC irlandese, che agisce per conto dell’Unione Europea in virtù della sede europea del social media sita a Dublino, dovrà accertare se il trattamento dei dati personali sotteso a queste operazioni di generazione artificiale configuri una violazione del Regolamento generale sulla protezione dei dati, il noto GDPR. La questione, va ricordato, non è meramente formale: l’indagine, che era stata preannunciata nelle scorse settimane e che ha portato a un confronto tra i regolatori e la società XIUC — la X Internet Unlimited Company —, si concentra sulla capacità degli utenti di istruire il sistema affinché produca ritratti intimi e sessualizzati di persone reali, e il dato più inquietante riguarda la presenza, tra questi soggetti, di minorenni -2-5-10.

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