L'attrice AI Tilly Norwood al Zurich Film Festival: la reazione del regista Giovanni Veronesi

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Mentre lo Zurich Film Festival presenta al mondo quella che viene definita la prima attrice interamente generata da intelligenza artificiale, le reazioni nel cinema vero, fatto di persone in carne e ossa, non si fanno attendere. Tilly Norwood, questo il nome dell’entità digitale, appare già pienamente operativa su piattaforme social come Instagram, dove il suo profilo la ritrae in una serie di contesti ambiziosi: dall’affrontare mostri col piglio di un’eroina da blockbuster all’interpretare parti in drammi storici, fino a vestire i panni di un’agente in scenari action. Una carriera, seppur virtuale, costruita con meticolosa precisione per simularne una reale.

La reazione di Giovanni Veronesi: una follia divertente, ma il pubblico cerca il reale

Di fronte a questo fenomeno, la voce di Giovanni Veronesi si leva con un tono che mescola stupore e scetticismo. Il regista, pur dichiarandosi non ostile in linea di principio all'intelligenza artificiale, riserva per Tilly Norwood un giudizio netto. «La cosa mi fa sinceramente ridere», afferma, definendola un’idea divertente e originale, ma al tempo stesso «decisamente folle». La sua riflessione tocca un nervo scoperto: la convinzione che il pubblico, in ultima analisi, cerchi e desideri «cose reali», un elemento di autenticità e di imperfezione umana che un algoritmo non potrebbe mai restituire.

La protesta del sindacato SAG-AFTRA

Dalle dichiarazioni di un autore si passa alla concretezza della protesta sindacale. Il SAG-AFTRA, il potente sindacato che rappresenta gli attori americani, ha infatti assunto una posizione di netta contrarietà verso questa innovazione, giudicata una minaccia diretta al lavoro artistico. L’organizzazione esprime disappunto e timori per un futuro in cui figure sintetiche, come Tilly Norwood, possano sottrarre opportunità a interpreti in carne e ossa.

Una frattura epocale e il valore del cinema umano

La questione si intreccia con le delicate trattative in corso tra sindacati e major hollywoodiane sulle tutele da applicare all'uso dell'AI, sollevando interrogativi sulla stessa natura della recitazione. La mera esistenza di Tilly Norwood, creata da Xicopia, uno spin-off della società fondata dalla produttrice Eline Van der Velden, costringe a ridefinire i confini di una professione millenaria. Nel contempo, arriva nelle sale “Confiteor” di Bonifacio Angius, quasi a ricordare, con il suo peso di narrazione profondamente umana, il valore di un cinema fatto di sguardi e di fisicità.

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