Israele e Stati Uniti, divergenze sui miliziani di Hamas intrappolati nei tunnel di Rafah
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Redazione Esteri
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Almeno duecento miliziani di Hamas si troverebbero in una trappola sotterranea, bloccati all'interno dei tunnel nella zona di Rafah, nel sud della Striscia di Gaza, un'area di cui l'esercito israeliano controlla ormai più della metà. L'unica via d'uscita praticabile per loro, almeno in questa fase, sembra essere la resa alle forze di Tel Aviv, una prospettiva sulla quale, però, si registra un disaccordo fondamentale tra gli Stati Uniti e Israele. Questa divergenza, che tocca il cuore della trattativa, rischia di minare la tenuta degli accordi di cessate il fuoco, la cui applicazione è stata finora discontinua.
La rete di tunnel al centro della trattativa
La complessa "metropolitana" di Gaza, un labirinto scavato nel sottosuolo, è stata sin dall'inizio dell'offensiva israeliana dell'autunno 2023 un obiettivo militare primario e ora diventa il perno attorno al quale ruotano le delicate manovre diplomatiche. L'amministrazione americana, che punta a implementare il proprio piano articolato in diverse fasi, vede in questa situazione una possibile leva. La proposta sul tavolo, infatti, prevede che Israele conceda un lasciapassare sicuro a circa centocinquanta di quei miliziani, permettendo loro di lasciare l'area in cambio dello smantellamento della capacità bellica del gruppo.
Il ruolo della mediazione turca
Per sbloccare l'impasse è scesa in campo con determinazione la diplomazia turca, la quale sta lavorando senza interruzione per trovare una soluzione che eviti una nuova pericolosa escalation. Ankara, assumendo il ruolo di garante per Hamas, è impegnata in trattative intense con entrambe le parti, cercando di costruire un ponte su una frattura che rischia di compromettere la tregua faticosamente raggiunta solo un mese fa grazie alla mediazione del presidente americano Donald Trump. La questione dei miliziani intrappolati nei cunicoli che si diramano verso il valico di Rafah rappresenta, in questo senso, un nodo cruciale da sciogliere.
La posizione delle Brigate al-Qassam
Dal canto loro, le Brigate al-Qassam, il braccio armato di Hamas, hanno respinto ogni accusa riguardo agli scontri avvenuti a Rafah, addossando all'esercito israeliano "la piena responsabilità" dell'incidente. In una dichiarazione resa pubblica di recente, hanno affermato che i propri combattenti, operanti in una zona sotto controllo israeliano, agivano esclusivamente per legittima difesa, una versione dei fatti che si scontra con la narrazione ufficiale di Tel Aviv e che contribuisce ad alimentare un clima di tensione, rendendo ancor più complesso il già arduo lavoro dei negoziatori.




