Bancari, la piattaforma dei sindacati chiede 518 euro in più e meno ore di lavoro
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Redazione Economia
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Non solo un aumento secco, sebbene consistente, della retribuzione mensile – 518 euro secondo le richieste avanzate dalle organizzazioni sindacali – ma anche una rimodulazione dell’orario di lavoro, perché la contrattazione nel settore del credito, come quella in molti altri comparti, non può più ignorare la domanda di una vita più equilibrata tra tempi di vita e tempi di lavoro. La piattaforma per il rinnovo del contratto collettivo nazionale dei bancari, che arriva a ridosso della scadenza naturale dell’intesa, contiene un pacchetto di misure articolato, nel quale l’aspetto economico – benché certamente il più pubblicizzabile – rappresenta solo una delle tante leve su cui i rappresentanti dei lavoratori intendono agire.
Più tutele e meno pressioni commerciali
Sul piano delle garanzie individuali, la richiesta è netta: reintegra obbligatoria nei casi di licenziamento disciplinare ritenuto ingiustificato, una clausola che andrebbe a rafforzare la tutela reale contro quella che, di fatto, è l’arma più temuta dal lavoratore dipendente. A ciò si aggiunge un intervento, volto a irrigidire le norme sulle politiche commerciali, per arginare quelle pressioni indebite – le cosiddette “vendite tossiche” o gli obiettivi irraggiungibili – che i sindacati, in più occasioni, hanno indicato come una delle criticità più radicate nel rapporto di lavoro bancario. Si tratta, in sostanza, di rendere meno opachi i meccanismi di valutazione e di ridurre il margine per comportamenti aziendali che finiscono per scaricare sul personale le tensioni della competizione di mercato.
Il valore unitario secondo Furlan (Uilca)
Fulvio Furlan, segretario generale della Uilca, ha definito la piattaforma come uno strumento “dal forte valore unitario”, capace cioè di mettere al centro la persona e di orientare l’intero settore nell’affrontare le trasformazioni in corso. Una dichiarazione, la sua, che non sottovaluta la complessità del negoziato: le richieste, infatti, verranno prima sottoposte ai lavoratori in assemblea – un passaggio non meramente formale, ma decisivo per legittimare la delegazione sindacale – e, solo dopo l’eventuale approvazione, potranno essere portate al tavolo con l’Abi, l’associazione che rappresenta le banche.
La sospensione dei termini fino al 31 luglio 2026
La tempistica, va detto, è già scandita da alcuni vincoli. L’Assemblea Generale della Fisac Cgil ha approvato all’unanimità l’ipotesi di piattaforma, che sarà ora discussa in un percorso assembleare unitario con scadenza fissata al 15 luglio. Ma c’è un elemento procedurale che merita attenzione: con un verbale di accordo firmato il 31 marzo 2026, le parti (Abi, Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Uilca e Unisin) hanno concordato la sospensione, fino al 31 luglio dello stesso anno, dei termini che altrimenti sarebbero scaduti il 31 marzo 2026. In pratica, fino a quella data si applicheranno integralmente i trattamenti economici e normativi previsti dal precedente Ccnl del 23 novembre 2023, senza soluzione di continuità. Una proroga tecnica, questa, che evita il vuoto contrattuale e dà respiro al negoziato, senza però rimuovere la pressione di una scadenza ormai prossima.




