Bancari, la piattaforma sindacale chiede 518 euro in più e le 35 ore
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Redazione Economia
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La busta paga dei bancari, che per anni è rimasta sostanzialmente ancorata a dinamiche inflazionistiche mai pienamente compensate, potrebbe presto conoscere una crescita senza precedenti: i sindacati del settore – Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Uilca Uil e Unisin, cioè le cinque sigle che rappresentano la quasi totalità dei lavoratori – hanno depositato una piattaforma rivendicativa che chiede un aumento retributivo mensile di 518 euro per la cosiddetta figura di riferimento. Non si tratta, va precisato subito, di una cifra simbolica o diluita nel tempo: i 518 euro rappresentano la media sull’intero triennio di vigenza del nuovo contratto. A questa richiesta, che da sola segnerebbe uno scatto notevole rispetto agli ultimi rinnovi, si accompagna una modifica sostanziale dell’orario di lavoro, con la riduzione da 37 a 35 ore settimanali.
Le tutele e il nodo dei licenziamenti disciplinari
Ma la piattaforma, che sarà ora sottoposta al voto dei lavoratori nelle assemblee, non si limita agli aspetti puramente economici. Sul piano delle garanzie individuali, le organizzazioni sindacali hanno inserito una richiesta destinata a fare discutere: la reintegra nel posto di lavoro per i casi di licenziamento disciplinare ritenuto ingiustificato. Una norma, questa, che andrebbe ben oltre quanto previsto dalla legislazione generale sul lavoro subordinato, dove la reintegra è prevista solo per specifiche ipotesi di illegittimità. I sindacati chiedono inoltre un rafforzamento delle tutele in materia di procedimenti disciplinari e dei diritti del personale, intervenendo su un terreno – quello del potere sanzionatorio del datore di lavoro – storicamente molto delicato nel credito.
Pressioni commerciali e politiche aziendali sotto accusa
C’è poi un capitolo, quello delle politiche commerciali, che i cinque segretari generali hanno voluto rendere esplicito. Nella piattaforma si legge la necessità di norme più stringenti per contrastare quelle che vengono definite “pressioni indebite” sui lavoratori; un fenomeno, spiegano le stesse sigle, che continua a rappresentare un elemento critico e ricorrente nel settore bancario. Senza entrare nel merito di singoli istituti, i sindacati denunciano un sistema di obiettivi commerciali che, in molti casi, finirebbe per scaricare sui dipendenti una responsabilità eccessiva nella vendita di prodotti e servizi. La richiesta, dunque, è quella di regole chiare che impediscano pratiche ritenute lesive della dignità professionale e della salute dei lavoratori.
La cifra come redistribuzione della ricchezza prodotta
I segretari generali di Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Uilca e Unisin hanno approvato il documento unitario, che sarà ora portato in assemblea per il voto delle lavoratrici e dei lavoratori. L’aumento di 518 euro – ha spiegato la segretaria generale della Fisac Cgil, Susy Esposito – non si esaurisce nella dimensione strettamente retributiva, ma rappresenta un modo per ridistribuire la ricchezza che il settore continua a produrre. Una frase, questa, che sintetizza l’impianto complessivo della piattaforma: da un lato, la consapevolezza che le banche, nonostante le trasformazioni digitali e gli utili crescenti, possono riconoscere un miglioramento significativo ai propri dipendenti; dall’altro, la volontà di governare quei cambiamenti – pensiamo all’automazione, alla chiusura di sportelli, alla riorganizzazione del lavoro – senza che questi ricadano interamente sulle spalle di chi lavora. La trattativa con l’Abi, l’associazione che rappresenta i datori di lavoro bancari, inizierà ufficialmente solo dopo il voto delle assemblee. Sul tavolo ci sono numeri chiari: 518 euro medi mensili e 35 ore. Il resto, per ora, è tutto da scrivere.




