Iran, la Cgia propone un Next Generation Eu bis per il caro bollette e l’Europa studia il razionamento dei carburanti

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La guerra in Iran, entrata ormai nella quinta settimana con il suo carico di tensioni geopolitiche e interruzioni nelle rotte commerciali, sta producendo effetti tangibili sui prezzi dell’energia. Di fronte a questo scenario, l’Ufficio studi della Cgia di Mestre ha avanzato una proposta che, sebbene ambiziosa, cerca di ancorarsi a uno strumento già sperimentato: un «Next Generation Eu bis» per combattere il caro bollette. L’idea, spiegano gli analisti, è quella di affiancare alla sospensione temporanea del Patto di Stabilità – misura già caldeggiata da più parti – un nuovo piano straordinario a livello europeo. Questo meccanismo, che dovrebbe operare su base volontaria per gli Stati membri, consentirebbe di accedere a risorse a fondo perduto o a prestiti agevolati, con l’obiettivo di assorbire lo choc petrolifero senza paralizzare le economie nazionali. Non si tratta solo di tamponare l’emergenza immediata, ma di farlo tenendo insieme la gestione delle crisi militari e la transizione verso fonti sostenibili, un equilibrio precario che la Cgia considera però indispensabile.

Allarme Ue: «Il razionamento dei carburanti va messo in conto»

Mentre la Cgia elabora scenari di politica economica, dall’altra sponda dell’Europa arriva un avvertimento che non ammette mezzi termini. Il commissario europeo all’Energia, Dan Jorgensen, in un’intervista al Financial Times ha usato una formula efficace – «Meglio essere preparati che pentirsi» – per descrivere ciò che, nello scenario peggiore, potrebbe attendere i cittadini europei: l’austerity, e in particolare il razionamento dei carburanti. Jorgensen ha precisato che l’Unione non si trova ancora in una «crisi di sicurezza dell’approvvigionamento», ma ha sottolineato con chiarezza che Bruxelles sta valutando «tutte le possibilità». Tra queste, oltre al già citato razionamento, figura anche il ricorso a ulteriori riserve strategiche di petrolio, un’opzione che ricalca quanto già fatto in passato durante altre crisi energetiche. La sua valutazione, peraltro, insiste su un concetto chiave: gli effetti del conflitto rischiano di essere «strutturali e di lunga durata», non solo contingenti.

Interruzione temporanea o inizio di uno shock globale dell’offerta?

La domanda che attraversa i mercati, in queste ore, è se l’attuale interruzione delle spedizioni attraverso lo Stretto di Hormuz – un passaggio cruciale da cui transita circa il 20% dell’offerta energetica mondiale – rappresenti una parentesi destinata a richiudersi o l’inizio di uno shock prolungato. Eppure, nonostante il conflitto coinvolga direttamente l’Iran e nonostante le rotte marittime siano già state alterate, i mercati globali hanno mostrato finora una relativa calma. Una reazione apparentemente paradossale, se non fosse che gli operatori hanno già inrato nei prezzi una certa dose di rischio geopolitico. Resta il fatto, come segnalano gli analisti, che i rischi di recessione globale sono in aumento: il legame tra costo dell’energia e crescita economica è troppo stretto perché un’impennata prolungata dei prezzi non finisca per comprimere la domanda, alimentare l’inflazione e innescare nuove tensioni sociali.

L’Europa si prepara all’austerity, i Paesi studiano piani

Non si tratta più, dunque, di semplici ipotesi accademiche. I diversi Paesi membri dell’Unione stanno già predisponendo misure di austerity, ciascuno secondo le proprie vulnerabilità energetiche. Il razionamento dei carburanti, che fino a pochi mesi fa sarebbe apparso come uno scenario da manuale di sopravvivenza, è entrato nei documenti di pianificazione di alcune capitali europee. Jorgensen, del resto, ha parlato esplicitamente di «effetti di lunga durata», suggerendo che l’esecutivo comunitario non intende più limitarsi a raccomandazioni generiche. La posta in gioco è alta: se la crisi in Iran dovesse estendersi o cronicizzarsi, il combinato disposto tra riduzione dell’offerta e necessità di accumulare riserve strategiche potrebbe trasformare l’attuale rincaro in una vera e propria penuria. Le parole del commissario – «tutte le possibilità sono al vaglio» – suonano come un avvertimento, ma anche come l’ammissione che le ricette del passato, basate su interventi tampone, non bastano più.

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