Guerra in Medio Oriente, la Cgia di Mestre: carburanti stabili ma bollette in salita
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Redazione Economia
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A poco più di una settimana dall’escalation del conflitto tra Israele e Iran, in Italia il prezzo dei carburanti non ha subito impennate, a differenza di quanto accaduto nel febbraio 2022, quando l’invasione russa dell’Ucraina fece schizzare alle stelle benzina e gasolio. Lo rileva l’Ufficio studi della Cgia di Mestre, sottolineando come la situazione attuale sia profondamente diversa da quella di due anni fa, quando si registrarono aumenti del 17% per la benzina e del 24% per il diesel.
Se i distributori, almeno per ora, non destano preoccupazioni, diverso è il discorso per l’energia elettrica e il gas, settori in cui le tensioni potrebbero presto tradursi in rincari. Il Veneto, insieme a Lombardia ed Emilia-Romagna, è tra le regioni più esposte: si stima che le imprese locali dovranno affrontare costi aggiuntivi di circa 1,5 miliardi per gas ed elettricità.
A pesare sui mercati energetici è soprattutto la cosiddetta Sindrome di Hormuz, scenario che più di ogni altro preoccupa Trump, costretto a fare i conti con un’area strategica per gli approvvigionamenti globali. Lo Stretto di Hormuz, dove si affacciano Iran, Iraq, Kuwait e Arabia Saudita, tra gli altri, è da anni al centro di esercitazioni militari e tensioni geopolitiche. Le proiezioni di Bloomberg e degli analisti del settore dipingono un quadro instabile, con ripercussioni che potrebbero estendersi ben oltre i confini mediorientali.




