Android 17 beta 2 rilascia nuove funzioni per il multitasking e mette un argine alla truffa dei codici di verifica

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   Il percorso di avvicinamento alla versione stabile di Android 17, che Google prevede di rilasciare nel corso del secondo trimestre dell'anno, segna un'altra tappa fondamentale con la distribuzione della seconda beta. Dopo un primo assaggio arrivato nelle scorse settimane, gli iscritti al programma di test sui dispositivi Pixel, a partire dalla serie 6 fino ai più recenti modelli 10, possono ora aggiornare i propri dispositivi e mettere le mani su un aggiornamento che, come confermato dal blog ufficiale degli sviluppatori, introduce diverse novità concrete e non semplicemente ritocchi dell'ultima ora.

L'attenzione degli ingegneri di Mountain View, in questa fase di test che precederà il traguardo della Platform Stability previsto per marzo, si è concentrata in particolar modo sul potenziamento degli strumenti di privacy e sull'affinamento dell'esperienza multitasking, specialmente per i dispositivi con schermi di grandi dimensioni. Una delle novità più immediatamente visibili riguarda proprio la gestione delle applicazioni in primo piano: con Android 17 Beta 2, gli utenti possono ora trasformare qualsiasi app in una bolla fluttuante, e non solo quelle di messaggistica come avveniva in precedenza. È sufficiente premere a lungo sull'icona di un'applicazione nella schermata home o nella barra delle applicazioni per generare una finestra separata che può essere spostata liberamente sullo schermo, una funzione che diventa particolarmente utile su tablet e dispositivi pieghevoli grazie alla presenza di una vera e propria barra delle bolle ancorata alla taskbar.

Un nuovo strato di protezione per i dati sensibili

Sul fronte della sicurezza, da sempre un cavallo di battaglia nelle dichiarazioni d'intenti del colosso di Mountain View, la beta 2 introduce due meccanismi pensati per limitare l'accesso indiscriminato delle applicazioni a informazioni personali. Il primo è un selettore di contatti a livello di sistema: quando un'app richiede di accedere alla rubrica, all'utente viene mostrato un'interfaccia nativa che gli consente di selezionare uno o più contatti specifici, concedendo all'applicazione un accesso temporaneo e limitato solo ai dati strettamente necessari, senza dover così fornire un'autorizzazione permanente e totale alla lettura dell'intera rubrica.

Parallelamente, arriva una stretta significativa sulla gestione dei codici di autenticazione monouso, i cosiddetti OTP, che arrivano via SMS. Per contrastare il fenomeno del furto di questi codici, una tecnica sempre più utilizzata dai malintenzionati per aggirare l'autenticazione a due fattori, Google ha introdotto un ritardo di tre ore nell'accesso ai messaggi contenenti codici di verifica per la stragrande maggioranza delle applicazioni installate. Questo significa che, a meno che l'app non sia quella predefinita per gli SMS o non sia esplicitamente associata al mittente del messaggio tramite meccanismi come l'SMS Retriever, non potrà intercettare il codice nell'immediato, rendendo di fatto inutile un eventuale tentativo di furto in tempo reale. Gli sviluppatori sono quindi chiamati ad adeguarsi, implementando le API più sicure messe a disposizione da Google per continuare a gestire l'autenticazione in modo fluido.

Strumenti per sviluppatori e continuità cross-device

Non mancano, in questa release, le novità pensate per chi sviluppa applicazioni. L'introduzione di una nuova API chiamata EyeDropper permetterà alle applicazioni di prelevare un campione di colore da un qualsiasi pixel visualizzato sullo schermo, una funzione utilissima per app di grafica e design, e tutto questo senza richiedere permessi invasivi per l'acquisizione dello schermo. Un'altra aggiunta significativa è la nuova autorizzazione di runtime per l'accesso alla rete locale, che obbligherà le app a chiedere il consenso esplicito prima di scandagliare la rete Wi-Fi domestica alla ricerca di dispositivi come televisori o chromecast, impedendo così possibili attività di profilazione occulta.

Proseguendo il percorso già tracciato da altre piattaforme, Google introduce anche un'API per l'handoff delle applicazioni, che consentirà di iniziare una task su un dispositivo, come uno smartphone, per poi riprenderla esattamente da dove la si era lasciata su un altro, ad esempio un tablet, a patto che si utilizzino gli stessi servizi e che i dispositivi siano nelle vicinanze. Questo aggiornamento, che arriva a poco più di due settimane dalla beta precedente, dimostra come Google stia procedendo spedita nel consolidare le fondamenta di Android 17, concentrandosi su funzionalità che toccano tanto l'esperienza d'uso quotidiana quanto i meccanismi più profondi di sicurezza e privacy, gettando così le basi per l'arrivo della versione definitiva attesa per giugno.

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