Raid Israele, 47 morti in Libano. Putin bombarda Sumy, in Ucraina
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Redazione Esteri
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Il mandato d’arresto emesso dalla Corte penale internazionale contro il premier israeliano Benjamin Netanyahu e l'ex ministro della Difesa Yahav Gallant, per presunti crimini di guerra, non ha fermato i raid israeliani che hanno causato 47 morti nel Sud del Libano. La reazione di Netanyahu è stata durissima: in un video messaggio ai suoi concittadini, ha definito la decisione della CPI "scandalosa" e "antisemita", ribadendo che nessuna pressione internazionale impedirà a Israele di difendere il proprio Paese.
Nel frattempo, sul fronte della guerra in Ucraina, il presidente russo Vladimir Putin ha intensificato i bombardamenti sulla città di Sumy, minacciando di colpire direttamente Gran Bretagna e Stati Uniti. La condanna della Corte penale internazionale non ha avuto alcun effetto deterrente sulle azioni militari russe, che continuano a mietere vittime e a causare distruzione.
La decisione della CPI ha suscitato reazioni contrastanti: mentre il governo israeliano ha respinto categoricamente le accuse, definendole basate su falsità e bugie, gli Stati Uniti, attraverso il presidente Joe Biden, hanno espresso il loro sostegno a Netanyahu, definendo i mandati d’arresto "scandalosi". Anche l'ex presidente Donald Trump ha valutato la possibilità di imporre sanzioni in risposta alla decisione della Corte.
In questo contesto di tensioni internazionali, la situazione in Ucraina rimane critica, con le forze russe che continuano a colpire obiettivi strategici e civili, aggravando ulteriormente la crisi umanitaria nel Paese.




