La Guinea-Bissau e il suo ciclo ininterrotto di colpi di stato
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
Gli ufficiali dell'esercito della Guinea-Bissau hanno annunciato di aver deposto il presidente Umaro Sissoco Embalo, un episodio che si inserisce in una lunga e travagliata storia di instabilità per la nazione africana. L'azione militare, giunta a seguito di elezioni la cui regolarità è stata contestata, ha di fatto sospeso il processo elettorale e condotto all'arresto del capo di stato, il quale, nonostante il termine del mandato, si era candidato nuovamente. Un gruppo di militari, autoproclamatosi "Alto Comando Militare per il Ristabilimento dell'Ordine", ha assunto il controllo, dichiarando di voler porre fine a quella che è stata percepita come una deriva autoritaria e a dinamiche di governo opache, le quali, secondo molti osservatori, hanno a lungo caratterizzato la scena politica locale.
Le radici storiche dell'instabilità
Le fondamenta di questa cronica precarietà affondano le proprie radici in decenni di sommosse armate. Il primo, significativo capitolo di questa serie si verificò nel novembre del 1980, quando il primo ministro Joao Bernardo Vieira rovesciò, con un colpo di stato incruento, il presidente Luis Cabral. Quel evento, che segnò un cambiamento di potere ottenuto con la forza, inaugurò di fatto una tradizione di interventi militari nella vita politica del paese, i quali, nel corso degli anni, hanno più volte interrotto la regolarità delle istituzioni democratiche. Da allora, i golpe e i tentativi di golpe si sono succeduti con una frequenza tale da rendere la Guinea-Bissau un caso emblematico di instabilità nella regione occidentale del continente africano.
Il legame con il narcotraffico e le tensioni recenti
A complicare ulteriormente il quadro, contribuendo a un clima di perpetua tensione, vi è l'ingombrante ruolo del traffico di droga, che ha valso alla nazione l'etichetta di "narcostato". L'economia legata alla cocaina, come è stato ampiamente documentato, risulta essere strettamente intrecciata con le dinamiche di potere della politica locale, creando un connubio pericoloso che alimenta corruzione e violenza. I periodi di maggiore incertezza politica, come quello attuale, coincidono spesso con un aumento degli episodi di tensione, i quali, a loro volta, offrono terreno fertile per gli affari delle organizzazioni criminali. Già durante l'estate, diversi analisti avevano segnalato i presupposti per una nuova crisi, osservando come le profonde tensioni e le forti incertezze minacciassero la già fragile architettura statale.
La reazione internazionale e la lettura degli eventi
La comunità internazionale, attraverso organi regionali come l'Ecowas, ha condannato senza mezzi termini l'ultimo colpo di forza. Un membro della missione di osservazione elettorale dell'organizzazione regionale ha definito l'accaduto un "golpe di palazzo", sottolineando come la presa del potere sia avvenuta in un contesto di dispute sul voto del novembre scorso. Questa interpretazione, che punta a inquadrare l'evento più come una lotta di potere interna che come una sollevazione popolare, delinea una situazione in cui le forze armate continuano a essere un attore decisivo e imprevedibile, capace di alterare gli equilibri costituiti in qualsiasi momento, riportando il paese a un punto zero che pare ineluttabile.




