I militari prendono il potere in Guinea-Bissau, arrestato il presidente Embaló

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Un nuovo colpo di Stato, che si inserisce in una storia già segnata da instabilità endemica, ha scosso la Guinea-Bissau, mentre l’attesa per l’esito ufficiale delle contestate elezioni presidenziali dello scorso 23 novembre veniva bruscamente interrotta dall’irruzione delle forze armate sulla scena politica. Un gruppo di ufficiali, autoproclamatosi "Alto comando militare per il ripristino dell'ordine", ha infatti dichiarato di aver assunto il controllo del Paese africano, deponendo e arrestando il presidente in carica, Umaro Sissoco Embaló. La presa del potere, annunciata attraverso un comunicato letto nel quartier generale dell'esercito a Bissau, è avvenuta in un clima di forte tensione, gettando nel caos una nazione considerata tra le più fragili di tutta la regione.

L’arresto dell’oppositore Pereira

Parallelamente alla detenzione del capo di Stato, uomini armati hanno prelevato anche Domingos Simoes Pereira, principale esponente dell’opposizione e leader del PAIGC, il partito storico che guidò il Paese verso l’indipendenza. Pereira, il quale era stato precedentemente escluso dalla corsa elettorale per una presunta candidatura presentata oltre i termini stabiliti, è stato così privato della libertà in una congiuntura già di per sé delicatissima. L’episodio, stando a quanto riportato da fonti a lui vicine e da un suo collaboratore, contribuisce a delineare un quadro di sistematica repressione verso le figure di spicco, sia di governo che di opposizione, da parte dei militari golpisti.

Le reazioni internazionali alla presa di potere

La comunità internazionale, attraverso i suoi organismi regionali, ha prontamente manifestato la propria forte preoccupazione per l’accaduto. Sia l’ECOWAS che l’Unione Africana, in una dichiarazione congiunta, hanno condannato senza mezzi termini l’azione di forza, sottolineando in particolare le gravi irregolarità rappresentate dagli arresti dei funzionari elettorali. Questa presa di posizione, sebbene netta, si scontra con una realtà complessa, dove la Guinea-Bissau è tristemente nota non solo per la sua instabilità politica ma anche per il suo ruolo di “hub della cocaina” in Africa occidentale, un fattore che spesso alimenta corruzione e violenza.

La situazione del presidente deposto

Nonostante la gravità della detenzione, un responsabile militare ha provato a rassicurare sull’integrità fisica del presidente Embaló, affermando che questi “è trattato bene”. Tali dichiarazioni, peraltro, giungono in un momento di assoluta incertezza, con il Paese che si trova sotto il controllo delle forze armate “fino a nuovo avviso”. La situazione, di fatto, blocca qualsiasi processo democratico e lascia in sospeso l’esito di una competizione elettorale che, fin dal voto, aveva visto un risultato aspramente conteso proprio tra Embaló e il suo principale avversario, Fernando Dias da Costa, prima che i militari decidessero di porre fine alla contesa con la forza.

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