Guinea-Bissau, i militari prendono il potere nell’«hub della cocaina» dell’Africa occidentale

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Forti colpi d'arma da fuoco, uditi nei pressi del palazzo presidenziale, hanno interrotto bruscamente le già tese dinamiche politiche della Guinea-Bissau. L'episodio, di una violenza che non ha bisogno di essere descritta nei dettagli per essere compresa, è avvenuto a soli tre giorni dalla conclusione delle elezioni presidenziali e legislative del 23 novembre, consultazioni che si erano chiuse con un risultato immediatamente contestato. Il presidente in uscita, Umaro Sissoco Embaló, e il suo principale oppositore, Fernando Dias da Costa, avevano infatti entrambi rivendicato la vittoria, creando un vuoto di legittimità che, evidentemente, ha offerto un varco decisivo per l'intervento delle forze armate.

La dichiarazione dei militari

Non c'è stato, dunque, il tempo per una qualsiasi mediazione o per una risoluzione giudiziaria delle dispute elettorali. Un gruppo di ufficiali, che ha assunto il nome di "Alto Comando Militare per il Ristabilimento dell'Ordine", ha di fatto annullato il processo democratico con una dichiarazione formale di colpo di stato, letta presso il quartier generale delle forze armate. A rendere pubblica la presa del potere "fino a nuovo ordine" è stato il generale Denis N'Canha, una figura di rilievo in quanto capo della casa reale militare presso il palazzo presidenziale, la cui autorappresentazione come restauratore dell'ordine contrasta con la soppressione delle istituzioni civili.

Sospensione delle istituzioni

Le prime misure annunciate dal nuovo potere militare sono state drastiche e hanno colpito al cuore la sovranità popolare e la libertà di informazione. I soldati, i quali hanno deposto e arrestato il presidente in carica Embaló insieme ad altri leader politici, hanno dichiarato la sospensione dell'intero processo elettorale in corso. Questa decisione, di per sé, implica l'annullamento dei risultati sia per le presidenziali che per le legislative, vanificando il voto espresso dalla popolazione. A ciò si è aggiunta la sospensione dei programmi sui media, un atto volto a controllare il flusso delle notizie e a impedire la formazione di un dibattito pubblico.

Un Paese segnato dall'instabilità

Questo evento rappresenta il quinto golpe in poco più di mezzo secolo di indipendenza per la Guinea-Bissau, un dato che la colloca tra gli Stati più fragili e instabili dell'Africa occidentale. La sua cronica debolezza istituzionale, che si interseca con una posizione geografica divenuta strategicamente cruciale per il narcotraffico internazionale, contribuisce a definirne la fama di "hub della cocaina". L'azione militare, pertanto, non si inserisce in un vuoto storico ma in un contesto di persistente turbolenza, dove il confine tra potere politico e controllo delle caserme è spesso labile e dove le transizioni di governo raramente seguono percorsi costituzionali.

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