L’addio a Enrica Bonaccorti, il ricordo delle colleghe e quella telefonata in diretta che divenne un caso
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Il mondo della televisione italiana piange la scomparsa di Enrica Bonaccorti, venuta a mancare oggi all’età di settantasei anni dopo aver combattuto, con la discrezione e la forza che l’hanno sempre contraddistinta, contro un tumore al pancreas che le era stato diagnosticato nel corso del 2024. La notizia, rapidamente diffusa, ha aperto un immediato e commosso dialogo a distanza tra colleghe e amiche, un coro di voci che ne hanno voluto tratteggiare la memoria non solo attraverso il ricordo professionale, ma anche e soprattutto attraverso quello umano, fatto di sfumature e di rapporti personali coltivati nel tempo. Caterina Balivo, ad esempio, ha scelto i social per condividere un pensiero intimo e affettuoso, rammentando un incontro recente, avvenuto appena un mese fa, durante una reunion di “Non è la Rai” insieme a Giancarlo, che per anni è stato una sorta di suo figlio televisivo. Nei suoi confronti, ha scritto Balivo, c’è sempre stata una profonda ammirazione per l’ironia, l’intelligenza e quella raffinatezza che sapeva dosare con estrema naturalezza, ringraziandola per i consigli e la fiducia ricevuti e rivolgendo, infine, un abbraccio sentito alla figlia Verdiana e al suo amato nipote [citation:research].
Altrettanto toccanti le parole di Simona Ventura, che ha voluto salutare pubblicamente la collega scomparsa sottolineando come il suo corresso – di fronte alle difficoltà e alla malattia, ma anche nella vita – resterà per tutti un esempio indelebile [citation:research]. E ancora, Yvonne Sciò, che con la Bonaccorti aveva condiviso l’avventura della prima edizione di “Non è la Rai” nel 1991, l’ha ricordata come un’anima pulita, descrivendo in un’intervista all’Adnkronos la sua gentilezza e la sua capacità di affrontare un ambiente, come quello televisivo, spesso difficile e infarcito di insidie, senza mai indulgere nella lamentela. Sciò ha ripercorso anche un ultimo incontro privato, avvenuto pochi mesi fa nella sua casa al mare, quando la Bonaccorti, prima di congedarsi con un abbraccio, le aveva detto “speriamo di rivederci”; un arrivederci carico di una malinconica consapevolezza che oggi, purtroppo, assume tutto il peso di un commiato.
Se il cordoglio del mondo dello spettacolo si esprime attraverso la dimensione intima del ricordo, la carriera di Enrica Bonaccorti si ripropone all’attenzione pubblica anche per un episodio che, suo malgrado, è entrato di diritto nella storia della televisione italiana. Stiamo parlando della vicenda legata al “Cruciverbone” di “Non è la Rai”, un caso che negli anni Novanta sollevò un vespaio di polemiche e che ebbe persino strascichi giudiziari [citation:research]. Quel gioco, ideato da Gianni Boncompagni e già di grande successo ai tempi di “Pronto Raffaella?”, rappresentava uno dei momenti più seguiti della trasmissione del mezzogiorno di Canale 5. In una delle puntate, la conduttrice si trovò al centro di una tentata truffa in diretta, un tentativo che lei stessa contribuì a sventare: un episodio paradossale, visto che, lungi dal ricevere elogi per la prontezza dimostrata, la Bonaccorti incassò invece un richiamo formale dall’allora Fininvest [citation:research]. Quella vicenda, che trasformò una conduttrice in protagonista involontaria di un piccolo giallo televisivo, è rimasta nell’immaginario collettivo come una delle pagine più discusse e chiacchierate di quegli anni, una di quelle storie che contribuiscono a fare la mitologia del piccolo schermo.
Le relazioni e gli affetti, dal matrimonio con Pettinari al lungo amore per Paladino
Al di là dei riflettori e delle cronache giudiziarie, la vita di Enrica Bonaccorti è stata segnata da legami profondi e, talvolta, dolorosi. La sua unica figlia, Verdiana, nata nel 1973, è stata forse l’ancora più salda, colei che nei mesi della malattia ha invertito i ruoli, trasformandosi da figlia a instancabile custode e punto di riferimento per la madre. Un legame simbiotico, come l’ha definito qualcuno, che ha retto all’urto delle difficoltà e che la stessa conduttrice ha più volte raccontato con orgoglio e gratitudine. Quanto agli amori, la sua biografia sentimentale è ricca e complessa. Negli anni Settanta sposò Daniele Pettinari, unione dalla quale nacque Verdiana ma che si rivelò breve e complicata; la stessa Bonaccorti, in un’intervista dell’anno scorso a “La Volta Buona”, ne parlò come di un rapporto sbagliato, finito quando la bambina aveva appena undici mesi e il padre, di fatto, uscì di scena senza più costruire un legame con la figlia. Ci furono poi altre frequentazioni, alcune note e altre più riservate, con personaggi come Michele Placido, Renato Zero, Arnaldo Del Piave e Carlo Di Borbone. Ma l’uomo che ha segnato la sua maturità, definito da lei stessa “l’ultimo uomo della mia vita”, è stato Giacomo Paladino, scomparso nel 2021 dopo ventidue anni trascorsi insieme. Un compagno che l’ha “viziata” per oltre due decenni, come amava ricordare, e alla cui memoria, in un post del luglio 2024, aveva dedicato parole di struggente tenerezza, ringraziandolo per l’amore assoluto e la protezione ricevuti e confessando di coltivare la solitudine da lui lasciata come un fiore prezioso.
Il percorso artistico, dal teatro al cinema e la scrittura per Modugno
Savonese di nascita, classe 1949, Enrica Bonaccorti aveva alle spalle un curriculum che travalicava di gran lunga i confini della semplice conduttrice televisiva. Il suo esordio risaliva al 1968, quando fu scelta dalla compagnia di Domenico Modugno per uno spettacolo teatrale, e proprio con il grande cantautore pugliese instaurò un sodalizio artistico che la portò a scrivere testi di canzoni destinate a rimanere celebri, come “La lontananza” e “Amara terra mia”. Dopo il teatro, arrivarono gli sceneggiati Rai negli anni Settanta e il cinema, dove partecipò a pellicole di vario genere, dalle commedie sexy ai film più impegnati. La sua prima conduzione televisiva risale al 1978 con “Il sesso forte”, a cui seguirono programmi di successo come “Italia sera” e “Pronto, chi gioca?”, dove subentrò a Raffaella Carrà dimostrando una notevole capacità di tenere il timone di un contenitore quotidiano. Il passaggio alla Fininvest nel 1987 segnò un’altra fase della sua carriera, con trasmissioni come “La giostra”, “Ciao Enrica” e soprattutto “Cari genitori”, che riscosse un buon successo di pubblico. Fino al ritorno in Rai e a una lunga attività come opinionista, scrittrice di romanzi e voce radiofonica, dimostrando una versatilità e una longevità artistica che pochi altri colleghi possono vantare.




