L’addio di Verdiana a sua madre Enrica Bonaccorti: “Devo imparare una nuova vita”

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   “Devo ancora capire, devo imparare una nuova vita”. Con questa frase, che è insieme una dichiarazione di resa e un atto di coraggio, Verdiana Bonaccorti ha scelto di raccontare per la prima volta in televisione gli ultimi giorni di sua madre, Enrica Bonaccorti, la popolare conduttrice scomparsa lo scorso 12 marzo dopo una battaglia contro un tumore al pancreas. Ospite da Silvia Toffanin nel salotto di “Verissimo”, nella puntata andata in onda il 5 aprile, Verdiana ha rotto un silenzio durato meno di un mese, restituendo al pubblico – quello stesso pubblico che aveva amato sua madre per decenni – un ritratto intimo, fatto di simbiosi e di un dolore che ancora non trova le parole per dirsi.

Una simbiosi interrotta dall’emorragia che non lascia scampo

Verdiana racconta di aver vissuto in simbiosi con Enrica negli ultimi anni: “Eravamo sempre insieme”, confessa, e questa vicinanza assoluta ha reso ancora più traumatico il precipitare degli eventi. Tutto è accaduto in una giornata di febbraio, quando le condizioni della madre sono degenerate all’improvviso. La figlia non usa giri di parole: “Mamma ha avuto un’emorragia, ho capito subito che non ne sarebbe uscita”. In quelle ore, tra la rabbia e la sofferenza più cruda – sentimenti che Verdiana non nasconde – si è trovata a dover fare i conti con una consapevolezza atroce. È stata una signora, che lavora con i malati terminali, a darle il permesso che forse cercava: “Se tu non la lasci andare, lei non se ne va”. E così, quasi contro sé stessa, Verdiana ha lasciato andare.

Ventuno giorni surreali in clinica e un tempo meraviglioso rubato alla morte

A fine febbraio, Verdiana si è trasferita in clinica insieme a Enrica. Quei ventuno giorni – li definisce “surreali” – sono stati l’ultimo, intenso capitolo di una relazione che sfidava la cronaca giudiziaria delle terapie e degli esiti clinici. “Abbiamo passato un tempo meraviglioso insieme”, sottolinea, e in questa frase c’è il paradosso di ogni addio annunciato: la vicinanza fisica diventa l’unica cura possibile quando la medicina non può più nulla. Nelle ultime ore di vita di sua madre, Verdiana le ha parlato molto. Non un lungo discorso, ma una presenza fatta di parole sussurrate, forse inutili per chi se ne va, indispensabili per chi resta.

La notte prima del volo e la resa di chi non vuole imparare a vivere senza

“La notte prima che volasse via” – usando una metafora aerea che addolcisce la durezza del distacco – Verdiana ha ascoltato il consiglio di quella donna, un’operatrice che ha visto troppe morti per non sapere riconoscere quando l’amore diventa ostaggio. Era arrabbiata, lo ammette, e sofferente. Ma ha obbedito a quell’invito al distacco, consapevole che trattenere Enrica sarebbe stato un atto di egoismo più che di amore. Oggi, a meno di un mese dalla scomparsa, Verdiana si trova davanti a un compito enorme: “Devo imparare una nuova vita”, ripete. Non c’è in queste parole alcuna accettazione compiuta, ma la nuda verità di chi si sveglia ogni mattina in un mondo che non riconosce più.

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