L’ultimo saluto a Enrica Bonaccorti, tra le lacrime della figlia Verdiana e la lettera di Renato Zero

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Un silenzio carico di rispetto e commozione ha avvolto Piazza del Popolo, a Roma, nel pomeriggio di sabato 14 marzo, per l’addio a Enrica Bonaccorti, scomparsa all’età di 76 anni dopo una breve e aggressiva malattia – un tumore al pancreas che le era stato diagnosticato meno di un anno fa, nell’estate del 2025. La folla, composta da centinaia di amici, colleghi e semplici ammiratori, si è stretta attorno al dolore della figlia Verdiana, visibilmente provata, che all’uscita dalla Chiesa degli Artisti ha voluto ringraziare tutti con la voce rotta dall’emozione: “Avete dato tantissimo amore a mamma, e lei l’ha sentito fino alla fine. Grazie, grazie di cuore, grazie”. Un ringraziamento che è arrivato dritto al cuore dei presenti, suggellando un legame, quello tra madre e figlia, che molti amici hanno descritto come simbiotico, quasi fossero “due corpi e un’anima sola”, per usare le parole del suo storico agente Andrea Quattrini. La salma, accolta all’ingresso sulle note de “La lontananza”, il celebre brano di Domenico Modugno di cui proprio la Bonaccorti era autrice del testo, è stata accompagnata all’esterno al termine della funzione da “Il cielo” di Renato Zero, suggellando così un’amicizia e un sodalizio artistico lunghi una vita.

Un’assenza che parla al cuore: la lettera del cantante

Tra i tanti volti noti del mondo dello spettacolo presenti, da Mara Venier, visibilmente commossa e trattenutasi in disparte, ad Alba Parietti, che ne ha elogiato l’ironia e la profondità umana, ad Alberto Matano, che l’ha ricordata come “donna di intelligenza e spessore umano rari”, una figura ha brillato per la sua assenza fisica, ma è stata più presente che mai. Renato Zero, legato a Bonaccorti da un antico e profondo rapporto affettivo risalente alla gioventù, ha scelto di non partecipare al rito funebre, ma ha voluto far arrivare un messaggio toccante, letto dal rettore della chiesa, monsignor Antonio Staglianò, durante l’omelia. “Sei stata all’occorrenza sorella, amica, complice, pur di non lasciarmi sguarnito, ci siamo arrangiati sempre, inventandoci giorno per giorno un mestiere diverso. Tu ti sei persino improvvisata mia manager per farmi ottenere qualche scrittura”, ha scritto il cantante in una lettera che ha commosso l’assemblea. “A un tratto, però, mi sono svegliato e non ci sei più. La tua fresca risata, i tuoi sorrisi educati, la tua ironia pungente e stimolante: tutto è silenzio e comprendo che da lì dovrò sbrigarmela da solo”. Un tributo che ha sottolineato la natura poliedrica di un’artista capace di passare dalla conduzione televisiva alla scrittura di canzoni di successo, dimostrando un talento che andava ben oltre la sua immagine pubblica.

La malattia raccontata senza veli e la forza ritrovata

L’ultimo anno di vita di Enrica Bonaccorti era stato segnato da una battaglia combattuta con dignità e, solo dopo un iniziale periodo di raccoglimento, con una ritrovata voglia di condividere. Dopo la diagnosi, arrivata nell’autunno del 2025, la conduttrice aveva scelto il silenzio per quattro mesi, isolandosi anche dagli amici più stretti, come lei stessa aveva confessato in un post sui social. “Pensavo che sarebbe finito tutto in pochi mesi, volevo annullarmi e non volevo far nulla”, aveva raccontato a “Verissimo” a gennaio, salvo poi spiegare la sua rinascita interiore: “Mi sono svegliata grazie alla gente. Ho ricevuto migliaia di messaggi che mi hanno ridato la voglia di essere al mondo”. Era tornata in televisione, ospite di Caterina Balivo a “La volta buona” appena un mese prima della morte, apparendo sorridente e determinata nonostante la consapevolezza della gravità della malattia, un tumore inoperabile che non le lasciava molte speranze. Le sue ultime apparizioni pubbliche sono state un testamento di coraggio, un invito alla prevenzione e un modo per sentirsi ancora parte di quel pubblico che l’aveva amata per decenni.

I ricordi degli amici e l’eredità di una carriera

Dentro e fuori la chiesa si sono alternati i ricordi di chi le ha voluto bene. L’ex compagno Arnaldo Del Piave, con cui aveva condiviso cinque anni della sua vita, ha affidato a poche, intense parole il suo saluto: “È stato un amore e una grande intesa. Abbiamo viaggiato, abbiamo anche perduto un bambino... Sono contento di averle donato momenti bellissimi. Oggi le dico grazie”. Guillermo Mariotto ne ha tracciato un ritratto privato, lontano dai riflettori: “Mi piace ricordarla per il contrasto tra la donna tutta d’un pezzo che si vedeva in televisione e la sua femminilità, la ‘femmina vera’ che era in privato”. Yvonne Sciò, che con lei aveva condiviso la prima edizione di “Non è la Rai”, l’ha definita “una persona per bene, una professionista, una signora con lo sguardo e il cuore pulito”. Tutti hanno sottolineato la sua intelligenza, la sua riservatezza e quella gentilezza d’altri tempi che la rendevano unica nel panorama televisivo, un mondo che, come ha osservato l’attrice Valeria Fabrizi, le era stato a volte ingiustamente distratto. La bara, su cui spiccavano quattro alberi di limoni al posto dei tradizionali fiori recisi – come la stessa Bonaccorti aveva chiesto, in coerenza con il suo rifiuto per tutto ciò che è morto e fine a se stesso – è stata portata via tra un lungo applauso. La sua eredità, fatta di professionalità, garbo e versatilità, resta impressa nella memoria collettiva, così come il dolore, ancora crudo, della figlia Verdiana, che ora dovrà imparare a vivere senza la sua ragione di vita.

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