L’ultimo saluto a Enrica Bonaccorti, tra la lettera di Renato Zero e il ricordo dell’ex marito

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il feretro di Enrica Bonaccorti è entrato nella Chiesa degli Artisti, a Roma, e l’aria, per un attimo, si è fatta di quelle sospese, quasi solenni, mentre le note de La lontananza di Domenico Modugno accompagnavano quel viaggio senza ritorno; un brano, quest’ultimo, che la conduttrice aveva contribuito a scrivere, quasi a sigillare un cerchio che dalla professione portava dritto al privato. Dietro la bara, la figlia Verdiana e l’ex marito Arnaldo Del Piave, due presenze che hanno attraversato fasi diverse della sua vita e che oggi, nella morte, si sono ritrovate fianco a fianco. E se la cerimonia è stata un susseguirsi di volti noti – Alba Parietti, Alberto Matano, Guillermo Mariotto, solo per citarne alcuni – a rubare la scena, o forse sarebbe meglio dire a fermare i cuori, è stata l’assenza, quella pesante e spiegata, di Renato Zero. Il cantante non c’era, fisicamente, ma la sua voce è riecheggiata tra i banchi grazie a una lettera affidata a monsignor Antonio Staglianò, che ne ha fatto dono all’assemblea parola dopo parola, in un crescendo di commozione.

Un messaggio, quello di Zero, che aveva il sapore di un dialogo interrotto solo sulla terra, un colloquio intimo che attraversava il ricordo di una vita passata a inventarsi mestieri, a sostenersi a vicenda, a essere l’uno per l’altra molto più di quanto le etichette possano raccontare. “Sei stata all’occorrenza sorella, amica, complice”, si leggeva nel testo diffuso poi all’uscita, “pur di non lasciarmi sguarnito, ci siamo arrangiati sempre, giorno per giorno. Tu ti sei persino improvvisata mia manager”. Poi quel risveglio improvviso, il silenzio che prende il posto della risata, dell’ironia pungente: “A un tratto mi sono svegliato e non ci sei più”. E infine la promessa, quasi un patto stretto tra due anime che si sono cercate per una vita: “Passerai da me cento, un miliardo di volte, e per questo lascerò sempre quella porta aperta”. Parole che hanno attraversato la chiesa mentre fuori, come richiesto, piante di limoni sostituivano i fiori recisi, e che hanno trovato il loro contrappunto musicale all’uscita della salma, quando Il cielo dello stesso Zero ha accompagnato il feretro tra la folla.

Il dolore e la gratitudine di un amore passato

Se la lettera di Renato Zero parlava di un legame mai spezzato, di quelli che sfidano il tempo e le convenzioni, la presenza di Arnaldo Del Piave raccontava un’altra storia, fatta di cinque anni di matrimonio, di viaggi e di una perdita che ha segnato entrambi. L’ex marito, arrivato insieme alla figliastra Verdiana, ha spezzato il riserbo con poche frasi, quelle che si dicono quando il groppo in gola non lascia spazio a giri di parole: “Abbiamo vissuto cinque anni insieme, abbiamo perso un bambino. Oggi le dico grazie”. Un ringraziamento che non era formale, ma che sembrava racchiudere la rielaborazione di un rapporto finito, sì, ma che evidentemente aveva lasciato un segno profondo. Del Piave, nelle interviste rilasciate davanti alla chiesa, ha parlato di un amore grande, di una intesa che li aveva aiutati nelle scelte, e di un passaggio televisivo, quello dalla Rai a Mediaset, che vissero insieme e che per lei, all’epoca, fu particolarmente stressante. Non c’era più rabbia, nelle sue dichiarazioni, né alcun residuo della burrasca che forse c’era stata, ma solo la malinconia di chi ricorda di aver donato, e ricevuto, momenti bellissimi.

La figlia Verdiana e quelle cicatrici familiari rimaste

Accanto a Del Piave, come un’ombra protettiva e protetta, c’era Verdiana, la figlia che Enrica Bonaccorti ebbe dal primo matrimonio con Daniele Pettinari. Un rapporto, quello con il padre biologico, che la conduttrice non aveva mai nascosto essere stato problematico: un uomo che lei descrisse come un sognatore poco pratico, che uscì di casa quando la bambina aveva appena undici mesi e non fece più ritorno, lasciando dietro di sé un silenzio che Verdiana decise di colmare cambiando cognome, da Pettinari a Bonaccorti, quasi a voler sancire una appartenenza esclusiva alla madre. Oggi Verdiana, che di professione fa la giornalista lontano dai riflettori, era lì, a ricevere l’abbraccio di chi è venuto a salutare sua madre. Con lei, la storia recente di Bonaccorti e le sue battaglie private, compresa quella, resa pubblica solo negli ultimi mesi, contro un tumore al pancreas che non le ha lasciato scampo.

La folla, gli amici e quel bambino mai nato

Fuori dalla chiesa, la gente comune si mescolava ai colleghi, a quelle facce note che della televisione italiana hanno scritto pagine di storia. C’era chi, come Ilona Staller, ricordava una targa ricevuta anni prima, chi come Guillermo Mariotto evocava le confidenze sussurrate davanti allo specchio di un camerino, chi ancora come Andrea Roncato ne tratteggiava il sorriso e la carica nonostante la malattia. E tra un ricordo e l’altro, riaffiorava un’ombra del passato, una ferita che Bonaccorti aveva raccontato senza filtri: la perdita del figlio che aspettava da Del Piave. Un aborto spontaneo avvenuto quando era al quarto mese di gravidanza, dopo un annuncio in diretta tv che le era costato accuse feroci, e un ricovero in clinica reso ancora più amaro dalle parole di un’infermiera che, durante il raschiamento, commentò le spalle larghe di quel bambino che non sarebbe nato. Frammenti di una vita complessa, che oggi, in questa piazza del Popolo gremita, trovano infine una tregua. Mentre le note de Il cielo di Renato Zero si spegnevano e il carro funebre si allontanava, restava il senso di un affetto grande, come qualcuno tra la folla ha gridato: un abbraccio che la città ha voluto restituire a chi per anni era entrata nelle case degli italiani con ironia, intelligenza e quella sua inconfondibile pungente dolcezza.

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