L'ultimo saluto a Enrica Bonaccorti, tra il ricordo dell'ex marito e il dolore per la fine di un amore e di una vita
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Il dolore privato di chi le è sopravvissuto si intreccia, in queste ore, con il cordoglio pubblico di un paese che per decenni l’ha avuta come ospite fissa nelle proprie case. Nella clinica Ars BioMedica di Roma, in via Luigi Bodio, la camera ardente allestita per Enrica Bonaccorti, scomparsa all’età di settantasei anni dopo una battaglia di alcuni mesi contro un tumore al pancreas, è stata aperta per consentire a parenti, amici e a quella folla di estimatori, che pure l’avevano amata, di rendere l’ultimo omaggio. Tra i primi a varcare la soglia della struttura sanitaria, situata nel quartiere Ponte Milvio, c’era Arnaldo Del Piave, l’uomo che è stato il suo secondo marito per un quinquennio, un periodo di vita intenso e che, dalle sue stesse parole, emerge come un capitolo fondamentale e mai del tutto archiviato.
Intercettato dai microfoni de “La volta buona”, il programma condotto da Caterina Balivo, Del Piave ha rotto il riserbo per consegnare alla memoria collettiva un ritratto privato della donna che ha sposato dopo soli tre mesi dal loro primo incontro, con un matrimonio lampo a Las Vegas. Un’unione, quella tra i due, che lui stesso ha definito come un “vero, grande amore”, nato dalla sintonia immediata tra “due persone libere” che, per sua stessa ammissione, “ci somigliavamo molto”. Il racconto dell’ex marito, visibilmente commosso, si è soffermato sulla costruzione di una vita insieme, su quel “fare la casa insieme” che rappresenta l’architettura materiale di un sentimento, ma non ha eluso i momenti più bui che quel legame ha dovuto affrontare.
E proprio a proposito delle difficoltà, il discorso di Del Piave ha toccato una ferita profonda e mai rimarginata: la perdita del figlio che la coppia aspettava. Un lutto, quello per l’aborto spontaneo del 1986, che la stessa Bonaccorti aveva vissuto con partecipazione pubblica, avendo annunciato in televisione la gravidanza, e che l’ex marito ha ricordato con parole misurate ma inequivocabili: “Sì, quello ci ha segnato”. Di fronte a quella tragedia personale, l’uomo ha raccontato di aver scelto la strada della vicinanza pratica e affettiva, portando Enrica con sé in giro per il mondo, un tentativo, riuscito, di superare insieme il dolore condividendo esperienze e paesaggi nuovi, lontani da quel contesto che quel dolore lo aveva generato. Non c’è stata, nelle sue parole, alcuna retorica, ma la nuda esposizione di un ricordo che appartiene alla sfera più intima.
Carriera, traslochi televisivi e le difficili scelte professionali
Ma la vita di Enrica Bonaccorti non è stata solo la storia dei suoi affetti, bensì anche il racconto di una professione vissuta sempre in prima linea, con scelte talvolta coraggiose e non prive di conseguenze. Lo stesso Del Piave, nel suo intervento, ha voluto sottolineare un passaggio cruciale della carriera dell’attrice e conduttrice, un momento che, a suo avviso, rappresentò per lei una fonte di stress notevole: il trasferimento dalla Rai a Mediaset. Un passaggio, quello dalle reti di viale Mazzini a quelle di Cologno Monzese, che in quegli anni rappresentava un vero e proprio spartiacque professionale, un salto nel buio carico di aspettative e di pressioni. L’ex marito ha ricordato in particolare il periodo in cui Bonaccorti conduceva “Ciao Enrica”, una trasmissione del mattino presto, un impegno quotidiano che, per la sua natura e per gli orari, definì come “molto stressante” e che complicò non poco il suo equilibrio psicofisico in quella fase di transizione.
Non si tratta, evidentemente, di una semplice notazione biografica, ma della testimonianza di chi ha vissuto accanto a lei le tensioni e le incertezze di un mondo, quello televisivo, capace di esaltare e, allo stesso tempo, di logorare. Un’esistenza, la sua, costellata di successi, certo, ma anche di pagine difficili, come quella dolorosa separazione dal marito, conclusasi quando lui intraprese una nuova relazione, un epilogo che Del Piave ha avuto la schiettezza di raccontare, ammettendo che Enrica “non l’ha presa molto bene”. A ricordare la complessità del personaggio, capace di alternare la leggerezza dello schermo a una produzione letteraria e poetica di tutto rispetto, è stato anche monsignor Antonio Staglianò, che celebrerà le esequie. Il prelato, intervenuto a RTL 102.5, ha annunciato l’intenzione di prepararsi all’omelia studiando le sue Novelle e le sue poesie, per cercare di cogliere, al di là dell’immagine pubblica, la sostanza più vera e profonda della sua umanità, un’umanità che traspare dagli scritti e che il funerale di domani, nella Chiesa degli Artisti in piazza del Popolo, intenderà celebrare.




