Dichiarazione 2026, tra aliquote ridotte e limiti alle detrazioni: la lunga attesa delle partite Iva per la precompilata
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Redazione Economia
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La macchina della dichiarazione dei redditi per il periodo d’imposta 2025, che come sempre fotografa la situazione dell’anno precedente, si è messa in moto con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, avvenuta lo scorso 30 marzo, del decreto attuativo datato 30 dicembre 2025, un passaggio formale che ha dato il via alla stagione degli adempimenti per contribuenti e sostituti d’imposta.
A livello strutturale, la conferma più rilevante per i lavoratori dipendenti e per i pensionati è il consolidamento delle tre aliquote Irpef, le stesse già sperimentate lo scorso anno: si parte con il 23% fino a 28mila euro, si sale al 33% per la fascia che va da 28.001 a 50mila euro (un taglio di due punti percentuali rispetto al passato, quando si attestava al 35%), per arrivare infine al 43% per chi supera la soglia dei 50mila euro. Tuttavia, la vera novità, destinata a impattare i redditi medio-alti, riguarda la rimodulazione delle detrazioni: chi dichiara più di 75mila euro vedrà ridurre progressivamente il beneficio fiscale legato a molti oneri (pensiamo alle ristrutturazioni edilizie o alle spese per la frequenza di palestre), con un azzeramento completo che scatterà al raggiungimento dei 100mila euro di reddito, sebbene restino escluse da questo meccanismo le spese sanitarie e gli interessi passivi sul mutuo della prima casa.
Un discorso a parte, e di non poco conto, merita la situazione delle partite Iva. Doveva essere l’anno della svolta digitale, quello in cui la precompilata sarebbe diventata finalmente uno strumento utile anche per gli autonomi, e invece i professionisti si trovano davanti a un paradosso normativo che rischia di generare non poca confusione. Il problema, in buona sostanza, nasce dallo sdoppiamento dei calendari fiscali: mentre per i dipendenti la Certificazione Unica (CU) deve essere trasmessa all’Agenzia delle Entrate entro il 16 marzo, alimentando così il 730 già disponibile in primavera, per i lavoratori autonomi il termine ultimo per l’invio dei dati è stato fissato al 30 aprile. Ne consegue, e la notizia ha fatto rapidamente il giro degli studi professionali, che i dati sui compensi percepiti nell’anno fiscale 2025 non sono ancora presenti nella banca dati del Fisco quando i modelli vengono messi a disposizione dei contribuenti, rendendo di fatto la precompilata “vuota” o, quantomeno, incompleta per chi possiede una partita Iva, un’attesa che si protrarrà almeno fino al 20 maggio.
La super deduzione per chi assume e la sperimentazione sul Siisl
Sul fronte delle imprese, invece, l’attenzione si concentra su due fronti specifici: gli incentivi per le nuove assunzioni e la trasparenza nel collocamento. I modelli Redditi 2026, che includono i quadri RF per la contabilità ordinaria e RG per quella semplificata, sono già pronti per accogliere la “super deduzione” Irpef/Ires legata al costo del lavoro. Si tratta, per i datori di lavoro che incrementano le proprie piante organiche, di una maggiorazione del costo deducibile pari al 20% (che porta la deduzione totale al 120%), la quale sale al 30% (cioè al 130%) qualora le assunzioni riguardino categorie protette o meritevoli di maggiore tutela, come i disabili o le donne vittime di violenza. Questa agevolazione, va ricordato, è strettamente condizionata al reale incremento occupazionale rispetto al periodo d’imposta precedente.
Parallelamente, dal primo aprile è scattata una fase sperimentale molto importante legata al Siisl, il Sistema Informativo per l’Inclusione Sociale e Lavorativa. Le aziende che intendono usufruire di benefici contributivi possono ora pubblicare le loro offerte di lavoro (le cosiddette “vacancy”) su questa piattaforma, un obbligo che, sebbene in questa fase iniziale non sia ancora cogente, diventerà presto un passaggio necessario per mettere in trasparenza le assunzioni agevolate. L’Inps, con il messaggio 1153/2026, ha chiarito che la pubblicazione è possibile anche successivamente all’assunzione, ma ha ribadito che, a regime, l’identificativo dell’offerta dovrà necessariamente confluire nel flusso Uniemens.
Taglio del cuneo e rimborsi: cosa cercare nel modello 730
Tornando al 730, che resta il modello più utilizzato dai contribuenti con reddito da lavoro dipendente o assimilato, le novità toccano da vicino anche il portafoglio dei redditi più bassi. La riforma del cuneo fiscale, applicata direttamente in busta paga nel corso del 2025, trova ora il suo riscontro nella dichiarazione. In pratica, i lavoratori con un reddito lordo fino a 20mila euro hanno diritto a una somma aggiuntiva variabile (che può arrivare fino a 960 euro), la quale si aggiunge al trattamento integrativo ordinario (il vecchio bonus Renzi) e non concorre alla formazione dell’imponibile. Per chi, magari a causa di un cambio di lavoro o di una gestione contabile non perfetta del sostituto d’imposta, non ha visto riconosciuti questi importi mese per mese, la dichiarazione dei redditi diventa lo strumento per recuperare il credito in un’unica soluzione, un rimborso che solitamente viene erogato a partire dal mese di luglio o agosto.
La stretta sugli affitti brevi in Puglia e i cantieri del fisco digitale
Spostando lo sguardo sul fronte delle autonomie locali, si segnala l’iniziativa del Consiglio regionale pugliese, presieduto da Antonio Decaro, che sta lavorando a una stretta normativa sugli affitti brevi, un fenomeno che, complice l’esplosione delle piattaforme digitali come Airbnb e Booking, ha letteralmente saturato i centri storici di città come Bari, Lecce e Alberobello. La bozza del disegno di legge, che ricalca per molti versi la normativa già approvata in Toscana e passata indenne al vaglio della Consulta, mira a restituire ai Comuni il potere di fissare limiti numerici o divieti in specifiche aree per l’apertura di nuove strutture ricettive extra-alberghiere. L’obiettivo dichiarato dal legislatore regionale, in questo caso, è duplice: frenare l’overtourism e, al contempo, provare a tamponare l’emergenza abitativa che spinge sempre più residenti fuori dal perimetro urbano.
Infine, per chiudere il quadro degli adempimenti, va ricordato il ritorno del Concordato Preventivo Biennale (CPB) per il biennio 2026. Le istruzioni per aderirvi, contenute nei nuovi modelli Redditi, sono praticamente identiche a quelle dello scorso anno, un segnale inequivocabile che il Fisco intende stabilizzare questo strumento come modalità ordinaria di rapporto “preventivo” con i contribuenti dotati di partita Iva. Un meccanismo di pace fiscale, insomma, che se da un lato offre certezze sulle due annualità future, dall’altro richiede una contabilità estremamente ordinata per evitare di incorrere nelle cause di esclusione previste dalla normativa.




