De Luca contro le «mammine di Bologna»: petali di rose agli agenti
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Redazione Interno
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Vincenzo De Luca, sindaco dem di Salerno, si è scagliato sui social contro quelle che chiama «le mammine di Bologna», le donne vestite di rosso che venerdì 30 ottobre hanno sfilato nel corteo contro il carovita promosso dai sindacati di base. Il suo commento sarcastico è rivolto alle forze dell'ordine: «Agli agenti anziché l'abbigliamento antisommossa diamo petali di rose così sono contente». Una delle consuete uscite della sua comunicazione online, che stavolta intercetta il tema dell'ordine pubblico nelle piazze.
Il cordone di donne in rosso al corteo contro il carovita
Le donne in rosso erano presenti al corteo con un compito preciso: fare da cordone umano di sicurezza a protezione dei propri figli, nel caso in cui si fossero ripetuti gli scontri con la polizia visti nel fine settimana precedente. Secondo Il Post, i disordini più duri di quel sabato si erano consumati proprio nel capoluogo emiliano, dove la tensione tra manifestanti e agenti era rimasta alta nei giorni successivi. La scelta di schierarsi in prima fila, vestite di un colore riconoscibile, è la ragione per cui il corteo del 30 ottobre è finito nel mirino del sindaco campano.
L'intervento sul caso Siher tra piano giudiziario e ordine pubblico
De Luca era già intervenuto nei giorni scorsi sulla liberazione di Youssef Siher, trentenne di Mazzano fermato a Milano il 24 ottobre perché considerato l'organizzatore delle manifestazioni del Movimento 17 ottobre e poi rilasciato. Siher risulta indagato per istigazione a delinquere aggravata, in quanto presunto amministratore della pagina Instagram e del gruppo Telegram del movimento. Il sindaco aveva tenuto separato il piano penale da quello della sicurezza: «In un Paese civile, se non ci sono prove certe di una responsabilità penale, non si va in galera».
Nella stessa occasione aveva ironizzato con una battuta diventata virale: «Siamo passati da Che Guevara a quella testa di sedano di Youssef». Il Post ricorda che, secondo gli inquirenti, l'uomo è l'amministratore della pagina ma non il regista dei disordini milanesi, e che il giudice per le indagini preliminari non ha ravvisato gravi indizi di colpevolezza, perché nei suoi messaggi non compariva alcun appello alla violenza.
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