Morta la bimba di 10 mesi schiacciata nel sonno dal padre a Roma
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Non ce l’ha fatta la bambina di appena dieci mesi che, nella serata di sabato scorso, era rimasta vittima di un drammatico incidente domestico nella sua abitazione di Rieti, in zona piazza Tevere. La piccola, secondo la ricostruzione fornita dallo stesso padre agli inquirenti e al personale sanitario intervenuto, stava dormendo nel letto insieme al genitore quando, nel corso della notte, l’uomo l’avrebbe inavvertitamente schiacciata con il proprio Corpo. Un movimento involontario durante il sonno, un peso che per un neonato può rivelarsi fatale, e che in questo caso ha impedito alla bambina di respirare correttamente. Al risveglio, il padre si è accorto immediatamente della gravità della situazione, trovando la piccola in arresto cardiaco e con evidenti segni di cianosi, e ha lanciato un disperato allarme.
L’intervento dei soccorsi è stato tempestivo: la bambina è stata trasportata d’urgenza al pronto soccorso dell’ospedale San Camillo De Lellis di Rieti, dove i medici hanno praticato un massaggio cardiaco per oltre mezz’ora, riuscendo a ripristinare il battito. Tuttavia, le sue condizioni sono apparse fin da subito gravissime a causa della prolungata mancanza di ossigeno, e si è reso necessario il trasferimento d’urgenza al Policlinico Gemelli di Roma con un’eliambulanza dell’Ares 118. La piccola è stata ricoverata nel reparto di terapia intensiva pediatrica nella mattinata di domenica, ma i sanitari hanno presto diagnosticato un quadro clinico ormai compromesso in modo irreversibile: l’ipossia severa, cioè la grave carenza di ossigeno nei tessuti, aveva già causato danni cerebrali considerati non più recuperabili.
La cronaca di una duplice tragedia familiare nel reatino
Il decesso della bambina, ufficialmente constatato intorno alle 19 di domenica 23 febbraio, si inserisce in un quadro ancora più doloroso per il territorio della provincia di Rieti, già scosso nelle stesse ore da un altro lutto analogo. Un'altra bimba, di appena due anni, è stata trovata senza vita dalla madre all'interno dell'abitazione in cui viveva con i genitori a Stimigliano. Se per la neonata di dieci mesi la dinamica, per quanto tragica, sembra ricondursi a un incidente domestico involontario, sul della bimba più grande il magistrato di turno ha disposto il ricorso all'autopsia. L'esame autoptico dovrà chiarire le cause di un decesso che è apparso improvviso e, al momento, senza una spiegazione immediata, anche se la piccola, come si è appreso, faceva parte di una famiglia originaria della Nigeria e avrebbe avuto alcuni pregressi problemi di salute.
Gli accertamenti degli inquirenti sul dramma di piazza Tevere
Sulla vicenda che ha portato alla morte della bimba di dieci mesi, avvenuta dopo tre giorni di agonia al Policlinico Gemelli, restano ora al lavoro gli investigatori. La polizia sta effettuando tutti gli accertamenti del caso, ascoltando i familiari e acquisendo la documentazione sanitaria per ricostruire nei minimi dettagli la dinamica di quanto accaduto nell'appartamento di Rieti. La versione fornita dal padre, che appare sconvolto e disperato per l'accaduto, è al vaglio degli inquirenti, sebbene al momento non emergano elementi che possano contraddire la tesi del tragico incidente. L'ipotesi prevalente, su cui si sta concentrando il lavoro di chi indaga, resta comunque quella di un tragico e involontario soffocamento da posizione, un rischio noto e temuto quando si pratica il cosiddetto co-sleeping, e che in questo caso ha avuto conseguenze letali.
Le concitate fasi del soccorso e il trasferimento nella capitale
Il racconto dei fatti, così come emerge dalle testimonianze raccolte, parla di una notte che si è trasformata in un incubo. Dopo l'allarme lanciato dal padre, i sanitari del 118 sono giunti sul posto e hanno stabilizzato la piccola, trasportandola dapprima all'ospedale di Rieti. Qui, la gravità della situazione è apparsa subito evidente: il massaggio cardiaco prolungato aveva sì fatto ripartire il cuore, ma l'arresto e la conseguente ipossia avevano già lesionato in modo grave il cervello. La decisione di trasferire la neonata al Gemelli di Roma, centro di eccellenza per le terapie intensive pediatriche, è stata l'ultimo, disperato tentativo dei medici di offrirle una possibilità. Purtroppo, nonostante le cure e la professionalità dei sanitari della capitale, il danno cerebrale si è rivelato troppo esteso, lasciando alla famiglia e a chi ha tentato di salvarla solo l'amaro sapore di una sconfitta che lascia senza parole.




