La Cisgiordania che si sgretola tra soprusi e un riconoscimento frammentato

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Mentre un numero crescente di paesi europei si appresta a riconoscere formalmente lo Stato di Palestina, un gesto che molti abitanti del luogo, pur attribuendogli un peso simbolico fondamentale, definiscono "importante perché significa che il mondo ci vede", il territorio stesso che dovrebbe costituirlo si sta progressivamente sgretolando. La situazione in Cisgiordania, già drammatica, peggiora con una rapidità che lascia senza fiato, rendendo l’idea di una Palestina unita e vitale sempre più simile a un miraggio.

Hebron, il plastico dell'occupazione

Hebron, con la sua complessa e dolorosa geografia di check-point e segregazione, rappresenta forse il plastico più fedele di un’occupazione che, giorno dopo giorno, divora il paesaggio e le speranze.

L'avanzata inesorabile degli insediamenti

Sulle colline più impervie e meno battute, l’avanzata degli insediamenti israeliani prosegue inesorabile, come documenta chi, come il ricercatore israeliano Dror Etkes, da anni ne traccia le rotte. Attraversando quelle strade sterrate a bordo di un fuoristrada provato dalle intemperie e dal tempo, Etkes descrive un processo di lenta ma inarrestabile digestione del territorio, che frammenta lo spazio vitale palestinese. La sua guida, sicura tra buche e deviazioni, segue le tracce di una trasformazione forzata, dove la regola non scritta, per chi osa osservare da vicino, è quella di passare il più possibile inosservati.

Il volto violento dell'erosione quotidiana

Questa erosione quotidiana ha un volto anche notturno e violento, fatto di incursioni e intimidazioni che segnano la vita delle famiglie. Come quella di Ali, un padre di tre figli che vive nel campo profughi di Aida, a Betlemme, la cui abitazione è stata fatta irrompere da soldati giunti con i blindati. L’uomo racconta di come, dopo aver sfondato la porta, i militari abbiano costretto tutti a sedersi per poi picchiare il figlio maggiore, un ragazzo di appena quattordici anni, davanti ai genitori inermi. Alle percosse sono seguite le minacce, urlate in una notte che non si dimentica: "O ve ne andate o morite".

Uno spaccato di realtà asfissiante

Attraverso il valico di Allenby, provenendo da Gerico, le interminabili soste imposte dalla polizia israeliana di frontiera offrono un altro spaccato di questa realtà asfissiante, concedendo il tempo di riflettere su quanto accade. È un viaggio in un basso inferno, come qualcuno lo ha definito, che organizzazioni come Assopace Palestina continuano a rendere possibile a chi cerca di comprendere, prima ancora che di giudicare. Una lente di ingrandimento su una pulizia etnica che avviene sotto i nostri occhi, già descritta con crudezza dalle pagine di autorevoli pubblicazioni internazionali, e che rende ogni riconoscimento diplomatico un’affermazione di principio che fatica a trovare un corrispettivo sul campo.

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