La guerra dei droni si intensifica: Mosca sotto attacco, Nato abbatte un velivolo in Romania
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Redazione Esteri
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La notte appena trascorsa ha segnato una delle più massicce offensive di droni mai condotte dall'Ucraina dall'inizio del conflitto, con centinaia di velivoli senza pilota che hanno preso di mira obiettivi strategici nel cuore della Russia. Secondo le dichiarazioni del Ministero della Difesa di Mosca, sarebbero stati intercettati e abbattuti complessivamente 822 droni, di cui ben 600 diretti verso la capitale russa, in un'operazione che l'agenzia di stampa statale Tass ha già definito come il più grande attacco da parte di Kiev dall'inizio dell'anno.
La portata dell'assalto, che ha coinvolto anche regioni come Rostov e Belgorod, ha costretto le autorità locali a chiudere temporaneamente gli aeroporti della capitale e a dirottare i voli su scali alternativi, mentre i detriti dei velivoli abbattuti sono caduti in diverse aree residenziali causando incendi e ingenti danni materiali.
Il bilancio delle vittime, ancora provvisorio, parla di almeno dodici morti complessivi tra i due Paesi, con le perdite umane più gravi registrate sul suolo russo a causa della caduta di frammenti e dell'impatto con le infrastrutture civili, mentre le autorità ucraine hanno confermato danni significativi a impianti energetici e industriali colpiti dalla replica delle forze di Mosca.
La risposta della Russia non si è fatta attendere e ha assunto la forma di una serie di raid aerei che hanno colpito diverse città ucraine, causando ulteriori vittime e danni ingenti a infrastrutture civili, tra cui abitazioni, ospedali e linee elettriche. Come conseguenza diretta di questi bombardamenti, il più grande impianto metallurgico di Kiev è stato costretto a fermare la propria produzione, un colpo durissimo per l'economia bellica ucraina che dipende fortemente dalla capacità di trasformare le materie prime per sostenere lo sforzo militare.
Le fiamme divampate negli stabilimenti hanno richiesto l'intervento dei vigili del fuoco per ore, mentre gli esperti hanno già iniziato a valutare l'entità dei danni strutturali che potrebbero compromettere la riapertura dello stabilimento nel breve periodo.
Allo stesso tempo, gli attacchi russi si sono concentrati anche sui centri logistici di Wildberries, paragonabile a un Amazon russo, che per la seconda volta in poche settimane sono stati presi di mira dai droni ucraini, segno che la strategia di Kiev mira a colpire la logistica e le forniture del nemico per indebolire il suo potenziale offensivo.
L'escalation del conflitto ha assunto una piega ancora più preoccupante quando un jet spagnolo, impegnato in una missione di polizia aerea della Nato nei cieli della Romania, ha intercettato e abbattuto un drone che le autorità dell'Alleanza Atlantica hanno descritto come "probabilmente russo" per via delle caratteristiche tecniche del velivolo, precipitato vicino al confine con l'Ucraina senza causare vittime tra la popolazione civile.
L'abbattimento del drone rappresenta un episodio di straordinaria rilevanza perché segna il primo abbattimento ufficiale da parte di un aereo della Nato di un apparecchio sospettato di provenire dalla Russia nello spazio aereo di un Paese membro, con tutte le implicazioni politiche e militari che questo comporta in termini di sicurezza collettiva.
Gli analisti militari sottolineano come il drone stesse probabilmente conducendo una missione di ricognizione o attacco contro obiettivi ucraini vicini al confine, ma la sua deviazione in territorio romeno ha attivato i protocolli di difesa aerea della Nato, dimostrando la tensione che regna ormai lungo tutto il fianco orientale dell'Alleanza.
Le autorità di Bucarest hanno confermato l'incidente e hanno avviato le indagini per recuperare i rottami del velivolo e stabilire con certezza la sua origine, mentre il ministero della Difesa russo non ha ancora rilasciato commenti ufficiali in merito alla vicenda.
In questo scenario di crescente tensione, la comunità internazionale osserva con preoccupazione l'intensificarsi degli scontri e cerca di individuare spazi per una mediazione diplomatica, mentre l'Europa sta tentando di ritagliarsi un ruolo più incisivo nei negoziati per una possibile tregua che sembra però sempre più lontana a causa della reciproca escalation militare.
I leader europei stanno valutando nuove sanzioni contro Mosca e un aumento degli aiuti militari a Kiev, ma la frammentazione politica interna e le diverse sensibilità nazionali rendono difficile adottare una posizione univoca e decisa come quella dimostrata all'inizio del conflitto.
Nel frattempo, l'ex presidente americano Trump ha espresso la propria posizione chiedendo lo stop delle esercitazioni militari in Sud Corea, un'interruzione che secondo alcuni osservatori potrebbe essere interpretata come un tentativo di ridurre le tensioni globali su più fronti, ma che al momento appare slegata dalla crisi ucraina.
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