Un papiro dimenticato al Cairo restituisce trenta versi inediti di Empedocle
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Redazione Esteri
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Giaceva in un archivio, catalogato ma sostanzialmente ignorato, quel papiro destinato a riscrivere – almeno in parte – la trasmissione del pensiero presocratico. Si tratta del P. Fouad inv. 218, conservato all’Institut Français d’Archéologie Orientale del Cairo, che per anni non ha attirato l’attenzione degli studiosi se non come un pezzo d’archivio tra tanti. E invece, come spesso accade nelle discipline umanistiche dove la pazienza filologica incontra il caso, quel frammento custodiva un segreto straordinario: trenta versi mai letti prima, composti da Empedocle di Agrigento, il filosofo del V secolo a.C. che – con la sua teoria dei quattro elementi, terra, acqua, fuoco e aria – provò a spiegare l’intera architettura dell’universo.
La scoperta inaspettata del papirologo Nathan Carlig
A riportare alla luce questo materiale prezioso è stato Nathan Carlig, papirologo dell’Università di Liegi, nel corso di una ricerca d’archivio che si è rivelata ben più fruttuosa del previsto. Lui stesso, esaminando il supporto in cattivo stato ma ancora leggibile in molte sue parti, ha riconosciuto la struttura metrica e lessicale tipica del filosofo agrigentino; una scoperta, la sua, che restituisce al dibattito scientifico non semplicemente dei frammenti aggiuntivi, bensì il primo nucleo di scritti originali a essere direttamente fruibili, senza il filtro di citazioni successive o di parafrasi tarde. Fino a oggi, infatti, il pensiero di Empedocle ci era giunto in forma indiretta: Aristotele ne parlava, Plutarco lo commentava, e poi ne discutevano i neoplatonici e i dossografi antichi. Ora, per la prima volta, abbiamo l’opportunità di confrontarci con la sua voce in presa diretta.
Il valore filosofico e filologico del ritrovamento
I trenta versi inediti – che si aggiungono ad altri frammenti noti provenienti da rotoli e reimpieghi papiracei – gettano luce soprattutto sulla teoria della percezione, un aspetto centrale del sistema empedocleo. Il filosofo, com’è noto, sosteneva che la conoscenza avvenisse per effluvi: particelle simili a quelle degli oggetti esterni entravano nei pori dei sensi, generando la sensazione. Questi nuovi versi, a quanto si legge nelle prime ricostruzioni fornite dal team di Liegi, approfondiscono proprio il meccanismo attraverso cui l’occhio – descritto come una sorta di lampada interna – riceve e processa la luce. E c’è di più: alcuni passi sembrano anticipare concetti che sarebbero stati pienamente sviluppati solo con Aristotele e, più tardi, con gli stoici, riguardo al ruolo attivo dell’organo senziente.
Un documento custodito per decenni senza essere compreso
Il papiro, conservato nei depositi dell’istituto francese al Cairo, era stato catalogato tempo addietro ma nessuno – tra i numerosi studiosi che avevano avuto accesso al fondo – si era mai soffermato con l’attenzione necessaria su quel recto e su quel verso. Le ragioni di questo oblio sono molteplici: condizioni conservative precarie, scrittura talvolta difficilmente decifrabile, e forse anche la convinzione che quel fondo Fouad fosse ormai stato ampiamente spolpato. La tenacia di Carlig, invece, dimostra come la ricerca d’archivio sia tutt’altro che esaurita, soprattutto in contesti – come quelli egiziani – dove materiali inediti o male inventariati attendono ancora uno sguardo competente. Del resto l’Istituto francese di archeologia orientale, fondato alla fine dell’Ottocento, possiede una delle collezioni papiracee più rilevanti del Medio Oriente, e non sarebbe la prima volta che un suo fondo restituisce sorprese di tale portata.
Ripercussioni sugli studi presocratici e sulla filosofia della natura
L’importanza di questo ritrovamento, va detto senza enfasi, è paragonabile a quella di altri grandi ritrovamenti del Novecento, come i papiri di Ossirinco o i rotoli di Ercolano. Per la prima volta, gli studiosi di filosofia antica possono lavorare su un blocco omogeneo di versi empedoclei che non dipendono dalla tradizione indiretta, quella che per secoli ha fornito citazioni spesso decontestualizzate o interpolate. Alcune di queste trenta linee, a quanto emerge dalle prime analisi, contengono termini che non compaiono in nessuna fonte secondaria; e questo costringerà a rivedere non solo il lessico del filosofo, ma anche la sua stessa cronologia relativa rispetto ad altri presocratici, come Parmenide e Anassagora. Il lavoro filologico, naturalmente, è appena iniziato: serviranno mesi, forse anni, per produrre un’edizione critica definitiva, con traduzione e commento. Ma intanto la notizia, rimbalzata dagli ambienti accademici alle riviste specializzate, ha già acceso un dibattito serrato tra i papirologi e gli storici della filosofia, tutti alle prese con un Empedocle inedito che emerge dalla polvere di un deposito del Cairo.




