Milo Infante, il salto in Mediaset che riaccende la guerra del pomeriggio tv
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Una delle operazioni di calciomercato più chiacchierate dell’estate televisiva, certo la più impattante per il settore dell’informazione, si è concretizzata senza troppi giri di parole: Milo Infante ha stracciato il contratto con la Rai, quello che lo legava a Viale Mazzini da oltre vent’anni, per accettare l’offerta – economicamente irresistibile, dicono le cronache – di Pier Silvio Berlusconi.
Il giornalista milanese, classe 1968, lascia dunque la poltrona di “Ore 14” (il programma che lo ha reso celebre tra il pubblico della cronaca nera e giudiziaria) e approda a Cologno Monzese con un ruolo dirigenziale che gli consentirà di plasmare l’offerta news del Biscione, probabilmente a partire da una prima serata su Rete 4.
La trattativa e le ragioni di un divorzio annunciato
Dietro il trasloco, che qualcuno ha letto come una sorta di “addio per mancato riconoscimento”, si celano motivazioni sia economiche sia gerarchiche. Stando alle indiscrezioni raccolte nella sue ultime settimane alla guida del pomeriggio di Rai 2, Infante avrebbe più volte battuto il chiodo sulla necessità di strappare la qualifica di direttore, un titolo che gli avrebbe permesso (teoricamente) di superare il famoso tetto dei 240mila euro annui, il limite invalicabile per i dirigenti del servizio pubblico.
Una richiesta, quest’ultima, che l’amministratore delegato Giampaolo Rossi e i vertici hanno però sempre giudicato incompatibile con le policy aziendali, le stesse che impediscono a un direttore di condurre un programma. Mediaset, come spesso accade in queste dinamiche di mercato, non aveva un simile vincolo.
L’accordo, quindi, è maturato rapidamente anche grazie alla promessa di un ruolo di vertice nell’area dell’informazione del gruppo, dove Infante è stato descritto come un potenziale “condirettore di Videonews” o figura apicale simile, delegata a supervisionare strategie e palinsesti.
L’eredità pesante di “Ore 14” e il totonomi in Rai
Se per Infante si tratta – come ha dichiarato lui stesso alla stampa – di «un punto di arrivo», per la Rai si è aperto immediatamente un bel grattacapo editoriale. Il vuoto lasciato nella fascia pomeridiana di Rai 2 è enorme: “Ore 14”, sia nella sua versione quotidiana che in quella serale, aveva ormai costruito un pubblico fedele, specializzato nel racconto dei gialli italiani e dei casi irrisolti. La macchina dei palinsesti, la cui presentazione è prevista ad Ancona per il 3 luglio, si è quindi messa in moto per trovare un sostituto.
Il totonomi è ormai rovente e vede in prima fila almeno tre profili molto diversi tra loro. Da una parte c’è Salvo Sottile, giornalista che ha una lunga esperienza proprio su Rete 4 (storico bacino di utenza per la cronaca nera) e che oggi conduce “FarWest” su Rai 3: il suo nome garantirebbe continuità di genere senza stravolgere l’attuale format.
Dall’altra, viene accostata con insistenza la figura di Massimo Giletti, il quale – dopo un periodo di alti e bassi – avrebbe riconquistato la fiducia dell’azienda; inserirlo al posto di Infante rappresenterebbe però una scommessa di portata ben maggiore, trasformando il programma in un contenitore più marcatamente politico-sociale.
Non si esclude, infine, l’ipotesi di un drastico cambio di rotta verso l’intrattenimento più leggero, una strada che porterebbe dritti a Tiberio Timperi, anche se una simile virata rischierebbe di alienare il pubblico più affezionato al marchio.
Le ultime carte nella manica: giornalisti dei tg e possibili promozioni interne
Sullo sfondo, affiorano naturalmente anche i nomi dei professionisti già in forza al servizio pubblico. La soluzione “interna” è spesso quella più praticata in Rai per tamponare le fughe eccellenti, e in questo caso i candidati non mancherebbero. Tra i profili citati più frequentemente negli ultimi aggiornamenti spiccano quelli dei giornalisti dei telegiornali. Francesco Giorgino, per esempio, è un volto storico del Tg1 e attualmente ricopre un incarico direttivo, ma la sua esperienza in studio è fuori discussione.
A lui si aggiungono nomi come Alessio Zucchini e Gianluca Semprini, entrambi abituati a gestire la diretta e il racconto dell’attualità. Per la Rai, la sfida sarà quella di decidere se puntare su un “corpo estraneo” (il principale motivo di malessere che Infante stesso aveva denunciato nella sua vecchia gestione) o promuovere un conduttore già legato alla fabbrica di Viale Mazzini, magari proveniente dal Tg2, come potrebbe essere Adriana Pannitteri o Manuela Moreno.
Quel che è certo è che l’addio di Infante, comunicato ufficialmente nella giornata di mercoledì 10 giugno, rappresenta un terremoto per il daytime d’informazione, e la mossa di Pier Silvio si configura come un vero e proprio raid nel territorio altrui, che avrà ripercussioni tangibili già nella prossima stagione televisiva.




