L'addio di Milo Infante alla Rai, tra promozioni negate e il futuro in Mediaset: "A Stasi chiedo scusa"
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Redazione Cultura e Spettacolo
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"Ho chiesto una promozione e la direzione di un canale, ma non mi hanno più ricontattato". Con queste parole Milo Infante rompe il silenzio sui motivi del suo addio alla Rai, dopo ventidue anni di collaborazione, e spiega il passaggio a Mediaset. In una lunga intervista rilasciata al Messaggero, il conduttore ripercorre le tappe di una separazione che, più che economica, sembra essere stata una questione di feeling e di ambizioni professionali non pienamente soddisfatte, chiarendo alcuni retroscena che avevano alimentato indiscrezioni e voci nelle scorse settimane.
La richiesta di promozione e l'addio alla Rai
Milo Infante racconta di aver avanzato una richiesta precisa alla dirigenza: un avanzamento di carriera che contemplasse non solo un adeguamento del compenso, ma anche un ruolo di maggior peso decisionale, come la direzione di una rete. "La proposta economica era altissima", ammette, ma ciò che cercava era "libertà e crescita professionale". Tuttavia, dopo quella richiesta, i contatti con l'azienda si sono interrotti e il conduttore ha capito che il suo tempo in Rai era finito: "Restare non aveva più senso".
Nessun rancore, ma la lucida consapevolezza di aver chiuso un capitolo, tanto che l'approdo a Mediaset è stato accolto con calore da Pier Silvio Berlusconi durante la presentazione dei palinsesti della prossima stagione.
Il futuro in Mediaset e lo spazio per "Ore 11"
Guardando al futuro, Infante si prepara a debuttare su Rete 4 con un programma in prima serata e una striscia quotidiana, intitolata "Ore 11", in onda dalle 11 alle 13. Il conduttore ci tiene a precisare che non si tratterà di una copia di "Ore 14", il programma che lo ha reso noto al grande pubblico, ma di un format pensato per quella fascia oraria, con un'impostazione e dei contenuti autonomi. La nuova avventura rappresenta per lui una sfida stimolante, dopo aver a lungo dominato la fascia del mezzogiorno su Rai 2, e l'occasione per reinventarsi in un contesto televisivo diverso.
Le frecciate a Salvo Sottile e le parole su Ranucci
Il suo posto su Rai 2 sarà preso da Salvo Sottile, al quale Infante non risparmia una battuta al vetriolo, dimostrando che la rivalità professionale lascia ancora qualche strascico. "Ho visto su Instagram che ha fatto una locandina con l'intelligenza artificiale e il suo viso", dice riferendosi al collega, "mi è sembrato un po' triste". Un commento che non passa inosservato, così come le parole spese nei confronti di Sigfrido Ranucci, conduttore di Report, senza però entrare in dettagli specifici, limitandosi a esprimere una valutazione critica sul modo di fare informazione.
Infante sembra voler tracciare una linea netta tra il suo approccio al giornalismo e quello di altri volti noti del servizio pubblico.
Il caso Garlasco e le scuse pubbliche ad Alberto Stasi
Il passato, però, torna a farsi sentire in un passaggio particolarmente toccante dell'intervista, quando Milo Infante parla del caso Garlasco e dell'omicidio di Chiara Poggi. Il conduttore sente il dovere morale di chiedere scusa ad Alberto Stasi, l'unico condannato per quel delitto, ammettendo di aver commesso un errore nel modo in cui ha trattato la vicenda. "Io mi sento in colpa per aver contribuito alla mostrificazione di Alberto Stasi", dichiara senza giri di parole, "dando per buoni certi teoremi, invece di coltivare il dubbio e mantenere l'equidistanza".
Una riflessione che mette in luce il peso che il racconto mediatico di un caso giudiziario può avere sulla vita delle persone, e che lo porta a scusarsi con Stasi per il ruolo che ha avuto nella costruzione di una narrazione che, con il senno di poi, giudica sbagliata.
Nel corso della stessa intervista, Infante rivela di trovarsi in Sardegna per una vacanza con la famiglia, in occasione del compleanno della moglie Sara Venturi, avvocato penalista. La conversazione, della durata di quasi un'ora, non lascia spazio a fraintendimenti: il conduttore spiega in modo diretto le ragioni di una scelta di vita e professionale, senza nascondere le ambizioni che lo hanno portato a lasciare la Rai, né i rimorsi per alcune scelte editoriali del passato, chiudendo con uno sguardo rivolto con fiducia alle nuove opportunità che lo attendono nel gruppo Mediaset.




