Stellantis, ad Atessa 94mila furgoni in sei mesi. Ma la ripresa corre su due velocità
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Redazione Economia
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I numeri parlano chiaro: 252.223 veicoli prodotti nei primi sei mesi del 2026, un incremento del 13,7% rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso, quando si era toccato il fondo. La fotografia scattata dalla Fim-Cisl e presentata a Torino dal segretario generale Ferdinando Uliano restituisce l'immagine di un gruppo che prova a rialzarsi dopo l'anno nero, ma con un'evidente asimmetria tra i diversi stabilimenti.
Il dato complessivo, per quanto positivo, resta lontano dagli ambiziosi traguardi dichiarati nei tavoli ministeriali: per il 2026 si prevede un totale appena sopra le 500mila unità, a fronte di un obiettivo di 1 milione di veicoli che sembra ancora un miraggio.
L'elettricità di Mirafiori e il traino di Melfi
A trainare la ripresa sono soprattutto le autovetture, cresciute del 27,7% per un totale di 158.193 unità, grazie ai nuovi lanci di prodotto che hanno ridato fiato agli stabilimenti. Mirafiori, con l'avvio della 500 ibrida, registra un balzo del 135,4% arrivando a 36.048 vetture, mentre Melfi cresce dell'88,4% a 35.920 unità, spinta dalla nuova Jeep Compass nelle versioni full electric e ibrida.
Una crescita, quella di Melfi, che conferma come l'assegnazione di modelli multi-energy generi un impatto positivo sui volumi, anche se si resta lontani dai livelli del 2019, quando nel solo semestre si superavano le 152mila unità. A Pomigliano, invece, la produzione si mantiene sostanzialmente stabile a poco più di 79mila vetture, con la Panda che cresce del 5% mentre l'Alfa Romeo Tonale segna un meno 18,6%.
I 94mila furgoni di Atessa e l'incognita verniciatura
Lo stabilimento di Atessa, cuore pulsante dei veicoli commerciali Stellantis in Europa, rimane il principale polo produttivo italiano con 94.030 unità assemblate, pari al 37,3% della produzione nazionale. Un dato che, seppur in lieve flessione del 4% rispetto al primo semestre 2025, segna un recupero rispetto al primo trimestre dell'anno, quando i numeri erano stati ancora più penalizzati.
La flessione, come spiegato dal sindacato, è da attribuire all'adeguamento della capacità produttiva del nuovo reparto di verniciatura, un investimento che ha creato un collo di bottiglia strutturale. La ripresa produttiva ha comunque permesso il ritorno parziale al terzo turno, con il passaggio da 640 a 820 furgoni al giorno, ma il numero medio di lavoratori coinvolti in misure di solidarietà si attesta ancora intorno alle 350 unità, segno di una normalizzazione ancora in itinere.
La crisi di Cassino e il nodo occupazionale
Il quadro, tuttavia, presenta un'eccezione che rischia di pesare sull'intero sistema: lo stabilimento di Cassino continua a sprofondare. Con appena 6.700 vetture prodotte nel semestre, il sito laziale registra un crollo del 36,2% rispetto allo stesso periodo del 2025, una situazione che il segretario Uliano ha definito "insostenibile". L'occupazione è scesa a circa 2.130 addetti e l'attività produttiva si riduce ormai a 5-6 giorni lavorativi al mese, con sole 39 giornate lavorate nei primi sei mesi.
Le previsioni per l'intero anno indicano un ulteriore calo fino a circa 13mila unità, un dato che fa tremare l'indotto e che rende sempre più urgente una decisione industriale chiara sul futuro dei modelli Alfa Romeo e Maserati.
Nonostante le rassicurazioni dell'amministratore delegato Antonio Filosa, che ha confermato la centralità dell'Italia e annunciato un miliardo di euro di investimenti per Atessa, e la conferma che nessuno stabilimento sarà chiuso, il rinvio delle decisioni su Cassino a fine anno rappresenta una spada di Damocle.




