Stellantis, la produzione italiana riparte ( 13,7%) ma lo stabilimento di Cassino sprofonda nel semestre
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Redazione Economia
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La produzione del gruppo Stellantis in Italia, dopo i drammatici minimi toccati nel corso del 2025, torna a mostrare timidi segnali di risveglio nei primi sei mesi del 2026. Secondo il report diffuso dalla Fim-Cisl, che ha presentato i dati a Torino, il totale dei veicoli assemblati ha raggiunto quota 252.223 unità tra auto e veicoli commerciali, facendo registrare un incremento del 13,7% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, quando il dato si era fermato a 221.885 unità.
Un miglioramento che, sebbene rappresenti un'inversione di tendenza rispetto agli ultimi due anni negativi, resta ancora molto distante dagli ambiziosi traguardi che erano stati auspicati in sede ministeriale: l'obiettivo di un milione di veicoli appare ormai un miraggio, e le stime per la chiusura dell'anno parlano di un volume complessivo che si attesterà poco sopra le 500 mila unità, con le autovetture che dovrebbero superare di poco le 300 mila.
L'exploit di Mirafiori e Melfi trascina la ripresa
A trainare questa timida riscossa sono principalmente due stabilimenti, che hanno beneficiato dell'introduzione di nuovi modelli capaci di rivitalizzare le linee produttive. Mirafiori, storica fabbrica torinese, ha vissuto un vero e proprio balzo in avanti, con un incremento della produzione del 135,4% che ha portato i volumi a 36.048 vetture, merito dell'avvio a pieno regime della nuova Fiat 500 ibrida, un modello che ha permesso di assorbire gran parte della cassa integrazione e di reintrodurre un secondo turno di lavoro.
Ancora più significativo, in termini numerici, è il dato che arriva da Melfi, in Basilicata: lo stabilimento lucano ha quasi raddoppiato la sua produzione, segnando un +88,4% con 35.920 unità assemblate, grazie alla nuova Jeep Compass nelle versioni full electric e ibrida, che ha dato ossigeno a un sito che negli anni precedenti aveva conosciuto fasi di profonda sofferenza.
Il segretario generale della Fim-Cisl, Ferdinando Uliano, ha sottolineato come questi numeri rappresentino un primo passo, ma ha anche evidenziato come la strada per il recupero dei livelli pre-pandemici sia ancora estremamente lunga, considerando che nel 2019, solo nel primo semestre, Melfi superava abbondantemente le 150 mila unità prodotte.
Lo scenario di Cassino: produzione ai minimi storici e occupazione in caduta
Se il quadro generale offre qualche spiraglio di luce, la fotografia scattata dal sindacato per lo stabilimento di Cassino è quella di una realtà in piena emergenza, un vero e proprio buco nero nel panorama produttivo italiano. Nel primo semestre del 2026, il sito di Piedimonte San Germano ha visto la propria produzione crollare di un ulteriore 36,2%, un dato che in termini assoluti si traduce in appena 6.700 vetture assemblate, un numero talmente basso da configurare un record negativo assoluto per lo stabilimento dalla sua apertura.
L'attività produttiva, ormai ridotta all'osso, si sostiene su appena 5 o 6 giorni lavorativi al mese, e nelle scorse settimane si sono contate solo 39 giornate lavorate nei primi sei mesi dell'anno; la produzione si concentra ormai esclusivamente sui modelli Alfa Romeo Giulia e Stelvio, che hanno totalizzato 4.125 unità, e sulla Maserati Grecale, ferma a 2.575 unità. Questa crisi produttiva ha inevitabilmente avuto un impatto devastante sull'occupazione: l'organico è sceso a circa 2.
130 addetti, e le stime per l'intero 2026 prefigurano un ulteriore calo, con una produzione annua che potrebbe scendere fino a 13 mila vetture, un dato che farebbe precipitare la fabbrica in una situazione di difficoltà forse irreversibile.
Le prospettive future e le incognite del piano industriale
Il sindacato, pur riconoscendo alcuni passi avanti rispetto al recente passato, guarda con estrema preoccupazione al futuro, specie per quanto riguarda gli stabilimenti in maggiore sofferenza. La nota positiva riguarda la riduzione di circa il 30% dell'utilizzo degli ammortizzatori sociali, effetto dei nuovi lanci produttivi, ma il nodo centrale resta la mancanza di prospettive concrete per lo stabilimento laziale, un tema su cui Uliano si è detto in attesa di risposte più definitive da parte dell'azienda.
Per Cassino, attualmente l'unica certezza è rappresentata dalla produzione di una serie speciale di Stelvio e Giulia fino al 2027 e dall'arrivo, sempre nel 2027, della nuova Maserati Grecale, un progetto ritenuto dal sindacato "importante ma non sufficiente" per garantire la tenuta occupazionale e la sostenibilità del sito, soprattutto in attesa di definire i piani industriali per i brand Alfa Romeo e Maserati, il cui rinvio di pochi mesi potrebbe pesare in modo decisivo su una situazione già così compromessa.
Il gruppo, di fronte a queste evidenze, dovrà ora confrontarsi con la necessità di trovare soluzioni rapide per evitare che il divario tra gli stabilimenti italiani si allarghi ulteriormente, mentre il contesto internazionale e le difficoltà della domanda globale rendono il quadro economico ancora più incerto e complesso da gestire.




