Strage di via D’Amelio, il discorso inedito di Borsellino torna al centro
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Redazione Interno
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La strage di via D’Amelio torna al centro dell’attenzione attraverso un discorso inedito di Paolo Borsellino dedicato al ruolo delle istituzioni e della scuola nella lotta ai clan. Il magistrato, intervenendo a Palermo nel 1989 davanti agli studenti, aveva sottolineato che chi ricopre incarichi pubblici deve dimostrare che “le pubbliche funzioni si servono, non si occupano”. Il messaggio riguarda il rapporto tra cittadini e istituzioni, chiamate a essere efficienti, a rappresentare interessi generali e a diventare un punto di riferimento per evitare che vengano cercate altre strade.
Il messaggio di Borsellino sul ruolo delle istituzioni
Nel discorso rivolto agli studenti, Paolo Borsellino aveva indicato un principio centrale nel funzionamento della vita pubblica: le istituzioni devono essere considerate la casa dei cittadini e devono garantire servizi e risposte concrete. Il magistrato aveva richiamato in particolare il compito dei rappresentanti delle istituzioni, soprattutto di quelli eletti, chiamati a dimostrare con il proprio operato il valore del servizio pubblico. Gli scritti e gli interventi di Borsellino sono tornati a essere citati anche dal fratello Salvatore, che li ha definiti materiali da far leggere a chi oggi utilizza il nome del magistrato.
Il riferimento alla scuola e ai giovani rappresenta uno degli elementi del discorso pronunciato a Palermo nel 1989, quando Borsellino parlò del rapporto tra formazione, legalità e contrasto alla presenza dei clan. Il magistrato aveva collegato il ruolo educativo della scuola alla costruzione di una cultura fondata sulla fiducia nelle istituzioni. Le sue parole vengono riproposte nell’ambito delle riflessioni legate all’anniversario della strage di via D’Amelio, nella quale furono uccisi Paolo Borsellino e la sua scorta.
Il dibattito sul legame tra mafia e politica
In occasione dell’anniversario della strage di via D’Amelio, il procuratore capo di Palermo Maurizio De Lucia ha dichiarato che resta forte il legame tra mafia e politica. Secondo quanto riportato nell’intervista rilasciata alla Gazzetta, non sarebbe corretto descrivere i clan soltanto come gruppi separati composti da famiglie e criminali isolati, perché esisterebbe una rete ancora presente anche dopo la cattura di Messina Denaro. Le parole del procuratore si inseriscono nel confronto sulla capacità della mafia di mantenere collegamenti e influenza.
Nel dibattito pubblico è emerso anche il tema della ricerca della verità sulla strage di via D’Amelio e delle diverse ricostruzioni sulle possibili cause dell’attentato. Un intervento ha contestato l’ipotesi secondo cui la vicenda sarebbe riconducibile esclusivamente alla questione “mafia-appalti”, indicata dalla maggioranza della Commissione antimafia presieduta da Chiara Colosimo come unica possibile causa della strage. Il confronto riguarda anche il ruolo delle indagini e delle diverse piste considerate nel corso degli anni.
La ricerca della verità dopo la strage di via D’Amelio
Le iniziative dedicate a via D’Amelio vengono ricordate ogni anno con l’obiettivo di non dimenticare le vittime e di mantenere aperto il confronto sulla verità. Un intervento pubblicato da Articolo 21 ha richiamato la necessità di continuare a interrogarsi sulle responsabilità e sulle ricostruzioni della strage, senza limitare il dibattito a una sola direzione. Nello stesso intervento erano state rivolte dieci domande alla Presidente del Consiglio e alla Presidente della Commissione Antimafia, senza ricevere risposta.
Le domande poste riguardavano anche il rapporto tra celebrazione delle vittime delle mafie e scelte politiche considerate in grado di incidere sui presidi di legalità. Il confronto sulla strage di via D’Amelio resta quindi legato non solo alla memoria di Paolo Borsellino e della sua scorta, ma anche alle discussioni sulle istituzioni, sulla lotta ai clan e sul significato del servizio pubblico richiamato nel discorso rivolto agli studenti.




