A 33 anni dalla strage di via d’Amelio, la borsa di Borsellino esposta a Montecitorio

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il 19 luglio 1992, una bomba collocata sotto un’auto in via d’Amelio, a Palermo, uccise il giudice Paolo Borsellino e i cinque agenti della sua scorta: Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli e Claudio Traina. Trentatré anni dopo, la borsa che il magistrato portava con sé quel giorno è stata esposta nella sala della Regina di Montecitorio, simbolo di una ferita ancora aperta nella storia del Paese.

«Quell’attentato, che seguì di appena 57 giorni la strage di Capaci, rappresentò un attacco diretto alle istituzioni», ha sottolineato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ricordando come la mafia avesse scelto, ancora una volta, la strategia del terrore per piegare lo Stato. La reazione, però, non fu quella sperata dai clan: «La democrazia è stata più forte», ha aggiunto il capo dello Stato, ribadendo che la risposta delle forze dell’ordine e della magistratura non si fece attendere.

Anche il presidente della Regione Sicilia, Renato Schifani, ha parlato di «verità non più rinviabile», insistendo sulla necessità di fare luce su dinamiche che, in parte, restano oscure. «Il sacrificio di Borsellino e degli agenti ci impone di andare fino in fondo», ha dichiarato, mentre a Palermo il sindaco Roberto Lagalla partecipava alle commemorazioni alla caserma Lungaro. «Non possiamo accettare una memoria incompleta», ha aggiunto, annunciando la collaborazione con il Palermo FC per il recupero del campetto della Magione, luogo simbolo dell’infanzia del magistrato.

Tra i messaggi istituzionali, quelli del premier Giorgia Meloni, del presidente del Senato Ignazio La Russa e del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi hanno ribadito l’impegno contro le mafie, mentre a Roma la cerimonia in Parlamento ha riportato l’attenzione sui documenti e gli oggetti personali del giudice, custoditi come reliquie laiche. Quella borsa, logora e strappata dall’esplosione, è diventata il segno tangibile di una vita spezzata, ma anche di una battaglia che non si è arrestata.

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