Pennabilli, il piccolo Matteo non ce l’ha fatta: tre indagati per omicidio colposo dopo il risucchio nell’idromassaggio
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Redazione Interno
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Si è chiusa nella notte, tra il silenzio del reparto di terapia intensiva e l’agonia di una famiglia distrutta, la vicenda umana di Matteo Brandimarti, il dodicenne originario di San Benedetto del Tronto la cui esistenza è stata spezzata da una vacanza che doveva essere di svago e che si è trasformata in una trappola mortale. Il ragazzino, ricoverato all’ospedale Infermi di Rimini da quella domenica di Pasqua in cui la sua gamba è stata risucchiata dal bocchettone di una vasca idromassaggio, ha smesso definitivamente di lottare dopo che i medici, diretti dal primario Massimo Baiocchi, hanno dovuto constatare l’irreversibilità dei danni cerebrali causati dall’anossia. Il periodo di osservazione di sei ore, necessario per accertare l’assenza di attività nervosa centrale, non ha lasciato scampo, trasformando un incidente apparentemente banale in un caso giudiziario dalle pesanti implicazioni.
La dinamica e i soccorsi, tra un attimo di gioco e una corsa contro il tempo
Quella mattina, nel centro benessere dell’hotel Duca di Montefeltro situato a Pennabilli, in provincia di Rimini, la famiglia stava trascorrendo un momento di relax. Ad un certo punto, Matteo è rimasto incastrato con un arto inferiore in uno dei dispositivi di aspirazione della vasca; la pressione dell’acqua lo ha bloccato sott’acqua, impedendogli di riemergere nonostante la profondità ridotta, circa un metro e mezzo. È stato necessario che il personale disattivasse l’intero impianto per liberarlo, un intervento che ha richiesto secondi preziosi. Quando è stato riportato in superficie, il suo cuore si era già fermato; i soccorsi, seppur immediati e prolungati per oltre quaranta minuti di massaggio cardiaco, sono riusciti a riattivare la funzione cardiaca solo dopo il trasporto in ospedale, lasciandolo però in uno stato di coma irreversibile. Il ragazzo, che frequentava le scuole medie Curzi, non ha più ripreso conoscenza, trascinando i parenti, assistiti dall’avvocato Umberto Gramenzi, in un calvario durato quattro giorni.
L’inchiesta della Procura di Rimini e l’iscrizione nel registro degli indagati
La magistratura, coordinata dal sostituto procuratore Alessia Mussi, ha deciso di procedere con la massima determinazione, aprendo un fascicolo per omicidio colposo e iscrivendo tre persone nel registro degli indagati. Si tratta, come spesso accade in questi casi, di un atto dovuto dal punto di vista procedurale: una formalità che consente ai soggetti sottoposti a indagini di nominare propri consulenti tecnici in vista degli accertamenti irripetibili, a cominciare dall’autopsia fissata per il prossimo lunedì pomeriggio. L’intera area della spa e la vasca, dove erano presenti anche i genitori e gli zii del bambino quando è accaduto il fatto, sono state poste sotto sequestro dai carabinieri di Novafeltria; gli inquirenti stanno vagliando la documentazione relativa alla manutenzione dell’impianto e la presenza, o l’eventuale assenza, delle griglie di protezione che dovrebbero evitare proprio questo genere di risucchi.
Le verifiche tecniche e l’atto di generosità della famiglia
Lo Spresal (il servizio di prevenzione e sicurezza dell’Ausl) ha già consegnato una relazione preliminare sullo stato dei luoghi, sebbene saranno le consulenze autoptiche e le prove tecniche sull’impianto a stabilire con certezza se vi siano state negligenze nella gestione o carenze strutturali nella vasca. Mentre la Procura cerca di fare luce sulle responsabilità penali, emerge con forza la dignità dei familiari della vittima. Papà Maurizio e mamma Nicoletta, nonostante l’immane dolore, hanno autorizzato la donazione degli organi del piccolo Matteo, una scelta che potrebbe offrire una speranza di vita ad altri bambini in lista d’attesa. La salma, una volta espletate le formalità, verrà riconsegnata a San Benedetto del Tronto per consentire l’ultimo saluto nella sua città natale, dove il ricordo di un ragazzino descritto come “buono e gentile” dai suoi compagni di scuola è già diventato un lutto collettivo, lontano dai clamori delle aule giudiziarie.




