La morte di Matteo Brandimarti e il fascicolo per omicidio colposo dopo il risucchio nella vasca idromassaggio

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Quattro giorni di agonia, poi il respiro del monitor che si spegne in un silenzio che pesa più di ogni parola. Matteo Brandimarti, il dodicenne di San Benedetto del Tronto rimasto vittima di un incidente tanto assurdo quanto violento, non ce l’ha fatta: il suo, dopo essere stato letteralmente bloccato sott’acqua da un bocchettone della vasca idromassaggio di un hotel di Pennabilli, ha ceduto nella terapia intensiva dell’ospedale Infermi di Rimini. E proprio con quella diagnosi di morte cereale, arrivata nella giornata di ieri, la Procura della Repubblica ha compiuto un passo formale ma gravido di conseguenze: il fascicolo, inizialmente aperto per lesioni gravissime a carico di ignoti, è stato ufficialmente riaggiornato all’ipotesi di reato di omicidio colposo. Un passaggio non automatico, va detto, che trasforma un incidente domestico – se così si può definire il malfunzionamento di un impianto – in una potenziale tragedia annunciata da negligenze o omissioni.

L’incidente, il ricovero e la scelta dei genitori

Tutto è accaduto nella domenica di Pasqua, quando per molti il tempo delle vacanze rappresenta ancora una parentesi di spensieratezza. Matteo, insieme alla sua famiglia, soggiornava in una struttura ricettiva della zona; a tradirlo è stata la forza di aspirazione di un bocchettone della spa, quella stessa forza che, in un attimo, lo ha inchiodato sul fondo trasformando l’acqua calda e rilassante in una trappola letale. Trasportato d’urgenza all’ospedale di Rimini, il ragazzino ha lottato per giorni tra coma farmacologico e rianimazione, ma il danno neurologico subìto si è rivelato irreversibile. Proprio nelle ore più strazianti – quelle in cui i medici hanno comunicato l’assenza di attività encefalica – i genitori, Maurizio e Nicoletta, hanno compiuto un gesto di una lucidità quasi sovrumana: hanno autorizzato l’espianto degli organi. Un consenso che restituisce un barlume di senso a una vicenda altrimenti priva di ogni giustificazione, se è vero che il padre, su Facebook, ha scelto di pubblicare una foto che lo ritrae accanto a Matteo senza alcuna didascalia, quasi a voler affidare all’immagine ciò che le parole non possono più raccontare.

Le indagini della Procura e il sequestro della vasca

Sul piano giudiziario, gli inquirenti hanno già messo sotto sequestro la vasca idromassaggio incriminata, quella stessa vasca che ora diventa un reperto da analizzare millimetro per millimetro. I carabinieri, coordinati dalla Procura di Rimini, stanno effettuando verifiche meticolose sullo stato di manutenzione dell’impianto, ma non solo: si cerca di capire se i sistemi di sicurezza – pensiamo alle valvole di sfioro o ai sensori di pressione – fossero effettivamente funzionanti o, al contrario, fossero stati manomessi o semplicemente ignorati. Non è un dettaglio da poco, perché in molte strutture ricettive la manutenzione ordinaria di questi dispositivi viene spesso rimandata, e un bocchettone che sviluppa una forza di aspirazione superiore ai limiti consentiti si trasforma in una ghigliottina silenziosa. L’ipotesi di omicidio colposo, infatti, non richiede un’intenzione omicida, ma la prova di una negligenza, di un’imprudenza o di una violazione delle norme sulla sicurezza: se emergesse che qualcuno – il gestore dell’hotel, un tecnico, o chi per loro – avrebbe potuto prevedere e impedire il blocco del ragazzino, allora le responsabilità penali diventerebbero concrete.

Il cordoglio silenzioso e l’assenza di parole pubbliche

A San Benedetto del Tronto, la notizia della morte di Matteo ha lasciato una traccia profonda, anche se i compagni di scuola hanno scelto modalità di lutto sobrie: un cuore disegnato alla lavagna, tante firme, nessuna manifestazione plateale. “Era amato da tutti, siamo disorientati”, hanno detto alcuni di loro, ma senza trasformare il dolore in spettacolo. Nessuna dichiarazione ufficiale da parte degli amministratori locali, nessuna conferenza stampa: solo il silenzio di una cittadina di provincia che si ritrova a fare i conti con una fatalità che sa tanto di colpa. E mentre i genitori si preparano al distacco definitivo – con l’espianto degli organi già autorizzato – gli inquirenti continuano a raccogliere documentazione tecnica sulla vasca e sui protocolli di sicurezza dell’hotel di Pennabilli. L’unica certezza, per ora, è che un dodicenne non tornerà più a sedersi tra i suoi banchi, e che un fascicolo destinato a restare aperto per mesi proverà a dare un nome a quella voragine d’acqua che lo ha inghiottito.

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