Baby Gang di nuovo in carcere, le accuse sono porto abusivo di armi e rapina

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’alba di oggi, martedì 17 marzo, ha segnato l’inizio di una nuova operazione dei carabinieri del comando provinciale di Lecco, culminata con l’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare che ha riportato in carcere Zaccaria Mouhib, il ventiquattrenne di Calolziocorte artisticamente noto come Baby Gang. Il rapper, la cui carriera musicale procede in parallelo a una sempre più ingombrante sequenza di procedimenti giudiziari, è stato fermato e tradotto nel carcere di Busto Arsizio, in provincia di Varese. Le ipotesi di reato contestategli, al momento, sono quelle di porto abusivo di armi e rapina, capi d’accusa che si inseriscono in un quadro investigativo più ampio e che vedono coinvolti, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, anche altri individui ritenuti vicini alle sue dinamiche quotidiane. Non si tratta, è bene precisarlo, di un semplice episodio isolato, bensì del tassello più recente di un percorso a ostacoli con la giustizia che da tempo caratterizza la sua parabola personale, un aspetto, quest’ultimo, che emerge con chiarezza dalla mole di carte processuali già accumulatesi nei tribunali.

Le armi, le immagini social e le ronde punitive

A rendere plastica la percezione del clima nel quale si muoveva il gruppo, ci hanno pensato gli stessi carabinieri diffondendo alcuni filmati. Nelle immagini, che ritraggono Zaccaria Mouhib in momenti di vita apparentemente ordinaria, lo si vede mentre impugna e sfoggia pistole di vario tipo, puntandole verso edifici o simulando esercitazioni al tiro con quella che, dalle prime analisi, sembrerebbe essere un’arma da guerra. Questi gesti, lungi dall’essere meri atteggiamenti da spaccone, costituirebbero per l’accusa la prova di un'abitudine consolidata all’uso e all’esibizione di quegli stessi strumenti, poi impiegati, stando alla ricostruzione dei militari, per attività ben più gravi. Le indagini, infatti, parlano di “ronde punitive” organizzate nei confronti di soggetti ritenuti concorrenti in affari illeciti sul territorio; spedizioni notturne, queste, nelle quali la semplice presenza di armi aveva lo scopo preciso di intimidire e affermare una supremazia violenta. Tra gli episodi documentati, emerge con particolare forza quello accaduto la scorsa estate, quando tre cittadini rumeni, reo secondo il branco di essersi semplicemente fermati a parlare nelle vicinanze dell’abitazione del rapper a Calolziocorte, furono accerchiati, trascinati via e brutalmente picchiati. Un’aggressione che delinea, agli occhi degli inquirenti, i contorni di una vera e propria attività criminale organizzata, portata avanti con una noncuranza sorprendente considerando che il ventiquattrenne era già sottoposto a misure di sorveglianza speciale.

Maltrattamenti in famiglia e l’ultima condanna

Parallelamente alle accuse legate al mondo delle armi e della prevaricazione sul territorio, l’inchiesta dei carabinieri di Lecco ha fatto luce anche sulla sfera privata del trapper. Nell’ambito delle stesse ordinanze di custodia cautelare, infatti, si fanno strada ipotesi di reato altrettanto gravi, che riguardano maltrattamenti e lesioni aggravate. Secondo quanto ricostruito, la vittima sarebbe la sua convivente, una ragazza italiana di ventidue anni, la quale avrebbe subito per lungo tempo vessazioni di natura sia fisica che psicologica. L’episodio più inquietante risalirebbe a un momento nel quale il rapper, dopo averla colpita ripetutamente al volto, le avrebbe provocato la frattura del setto nasale, per poi allontanarla dall’abitazione. Questo nuovo arresto, che giunge a nemmeno due settimane di distanza dalla condanna a due anni e otto mesi emessa il 4 marzo scorso – sentenza che lo vedeva imputato per ricettazione e detenzione di una pistola clandestina con matricola abrasa, rinvenuta in una camera d’albergo a Milano – dipinge il ritratto di un individuo la cui esistenza sembra divisa tra il successo discografico e un crescente isolamento giudiziario. In quell’occasione, dopo la condanna in rito abbreviato, lo stesso Baby Gang aveva dichiarato: “Adesso basta, solo musica”. Dichiarazioni, queste, che oggi appaiono quantomeno in contrasto con le evidenze emerse dall’ultima operazione.

Un’indagine partita da lontano

L’operazione che ha portato al nuovo fermo non è nata all’improvviso, ma affonda le radici in attività investigative iniziate circa un anno fa, nel febbraio del 2025. Il punto di partenza fu il sequestro di due pistole rubate, risultate poi riconducibili allo stesso Mouhib e, particolare di non poco conto, collegate a due noti episodi di cronaca nera milanese: la sparatoria in corso Como del 2022 e quella in via Baroni dell’anno successivo. Da lì, il lavoro dei carabinieri ha permesso di ricostruire una fitta rete di relazioni e di presunti traffici illeciti, portando oggi all’esecuzione di misure cautelari non solo per il cantante, ma anche per altre sei persone residenti tra le province di Lecco, Milano e Como, cui si aggiungono due provvedimenti di divieto di dimora. Le accuse, a vario Titolo, spaziano dalla detenzione e cessione di armi comuni e da guerra alla ricettazione. Un quadro, questo, che sarà probabilmente approfondito nel corso della conferenza stampa indetta per le ore undici presso il comando provinciale di Lecco, alla presenza del procuratore Ezio Domenico Basso, dalla quale emergeranno ulteriori dettagli su un’inchiesta che continua a dipanare una matassa sempre più intricata.

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