Borse europee piatte, pesano Fed e petrolio; Stellantis arretra ancora
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Redazione Economia
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La seduta borsistica del 18 giugno si è chiusa all'insegna della cautela per i principali listini del Vecchio continente, con Piazza Affari che ha confermato un andamento piatto e una sostanziale parità, riflettendo l'umore guardingo degli investitori. A determinare questo clima di attesa, che ha di fatto paralizzato le contrattazioni, è stato un doppio binario di incertezza, uno di natura geopolitica e l'altro prettamente macroeconomico.
Se da un lato, infatti, la firma dell'accordo preliminare tra Stati Uniti e Iran ha portato un'ondata di sollievo, contribuendo a placare le tensioni sul fronte energetico con la conseguente riapertura strategica dello stretto di Hormuz, dall'altro lato gli operatori si sono trovati a fare i conti con il primo, decisivo, segnale di politica monetaria proveniente dal nuovo presidente della Federal Reserve, Kevin Warsh.
La sterzata "falco" di Warsh e il peso sulla Fed
Proprio la decisione della banca centrale americana di mantenere invariati i tassi d'interesse, al termine della riunione del Federal Open Market Committee, ha rappresentato il vero fulcro attorno al quale si è sviluppata la cautela dei mercati, soprattutto dopo le dichiarazioni del nuovo numero uno di Washington.
Warsh, insediatosi da poco più di un mese alla guida dell'istituto di emissione dopo la scadenza del mandato del suo predecessore, ha voluto imprimere subito un marchio di continuità, ma con una sfumatura ben più restrittiva di quanto molti analisti avessero previsto. La sua linea, improntata a un rigido controllo dell'inflazione che rimane ostinatamente al di sopra del target del 2%, ha di fatto spento sul nascere le speranze di un imminente taglio del costo del denaro, un'evenienza che il mercato aveva parzialmente scontato.
La scelta di Warsh, che pure in passato aveva manifestato posizioni più accomodanti, è stata interpretata come un messaggio chiaro: la lotta alla crescita dei prezzi resta la priorità assoluta, anche a costo di dover deludere le aspettative di una Casa Bianca che, con Trump nuovamente presidente, aveva auspicato una politica monetaria più espansiva per sostenere la crescita economica.
Lo stallo europeo e il crollo del comparto auto
In questo scenario, le borse europee hanno replicato l'andamento altalenante registrato nella seduta precedente, con Francoforte che ha messo a segno il rialzo migliore attestandosi sullo 0,4%, mentre Londra ha subito la battuta d'arresto più marcata, scendendo dello 0,8% dopo che anche la Bank of England ha optato per uno stallo sui tassi, sebbene con un voto non unanime che ha gettato ombre su future strette. Milano, dal canto suo, ha chiuso in leggero rialzo dello 0,18%, muovendosi in scia di Parigi e Francoforte che hanno guadagnato circa mezzo punto percentuale, mentre la piazza londinese ha ampliato le perdite oltre l'1%.
A pesare in modo trasversale su tutti i listini è stato il comparto automobilistico, che ha subito un nuovo e duro colpo a causa delle fosche previsioni del ceo di Volkswagen, Oliver Blume, il quale ha delineato prospettive cupe per l'intero settore, evidenziando le difficoltà strutturali legate alla transizione elettrica e alla crescente concorrenza cinese. la debolezza del comparto ha avuto ripercussioni evidenti anche a Piazza Affari, dove Stellantis, nonostante l'annuncio di un ingresso nel consiglio di amministrazione di Factorial Energy con una partecipazione del 9,5%, ha registrato una delle performance peggiori, proseguendo la scia negativa che caratterizza il titolo ormai da settimane.
Il petrolio ancora in rosso nonostante l'accordo
Contrariamente a quanto ci si potrebbe attendere da un'intesa che dovrebbe favorire il transito nel Canale di Suez, il prezzo del petrolio ha continuato a scendere, segno che le preoccupazioni per la domanda globale e per un'economia che stenta a ripartire hanno finito per prevalere sull'effetto positivo dell'accordo geopolitico.
L'intesa tra Stati Uniti e Iran, che prevede un cessate il fuoco e l'impegno a negoziare un accordo finale entro sessanta giorni, ha certamente allentato le tensioni, ma gli investitori sembrano ora concentrati sulle prossime mosse delle banche centrali, in un clima di generale avversione al rischio che non ha permesso alle materie prime di beneficiare della tregua. In questo quadro, l'indice Ftse Mib ha viaggiato in territorio negativo per buona parte della seduta, riflettendo un sentiment di prudenza che ha tenuto lontani gli acquisti speculativi.
A tenere banco è stata quindi la volatilità, con gli investitori che hanno preferito preservare le proprie posizioni in attesa di segnali più chiari sia sul fronte dei conflitti internazionali che su quello della politica monetaria, rimanendo in attesa di capire se la linea restrittiva di Warsh sarà solo un incidente di percorso o l'inizio di una nuova era per la Fed.




