Le migliori pizzerie d'Italia secondo il Gambero Rosso, tra eccellenze e divisioni
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Il mondo della pizza italiana, che la guida "Pizzerie d'Italia 2026" del Gambero Rosso ha fotografato nella sua tredicesima edizione presentata alla Mostra d’Oltremare di Napoli, conferma un panorama di altissima qualità, sebbene non esente da quelle tensioni interne che ne minano la coesione. A primeggiare, nella categoria regina delle pizzerie al piatto, sono "Pepe in Grani" di Caiazzo, guidata da Franco Pepe, e "I Tigli" di San Bonifacio, di Simone Padoan, entrambe arrivate al punteggio massimo di 97 centesimi e insignite del riconoscimento dei Tre Spicchi. A seguire, a un solo punto di distanza, si sono piazzate "Confine" di Milano e "I Masanielli" di Caserta di Sasà Martucci, a dimostrazione di un’eccellenza che non conosce confini geografici rigidi, spostando il suo baricentro anche al Nord.
Il settore della pizza al taglio, in costante ascesa, vede invece il trionfo della capitale. A guidare la classifica è Gabriele Bonci con la sua Pizzarium, seguito da Ruver Teglia Frazionata e Frumentario, a ribadire come Roma abbia ormai sviluppato una scuola autonoma e di grandissimo valore. Questi risultati, che potrebbero far pensare a un ambiente solidale e unito nel celebrare il successo di un prodotto simbolo del made in Italy, nascondono in realtà dinamiche ben più complesse. Lo stesso direttore del Gambero Rosso, Marco Ruggeri, ha parlato esplicitamente di un “clima avvelenato” tra i pizzaioli, caratterizzato da fazioni e “micropartiti” più o meno in lotta tra loro.
Una situazione, questa, che fa sorridere se paragonata all’immenso lavoro di innovazione e valorizzazione portato avanti dagli artigiani in questi anni, ma che rappresenta un ostacolo non da poco sulla strada di un’azione comune. Si fa molta fatica, come ha sottolineato Ruggeri, a creare unità d’intenti e a lavorare all’unisono, in un settore dove la competizione personale rischia a volte di offuscare gli obiettivi collettivi. Un problema che, peraltro, non è circoscritto al solo universo della pizza ma che riflette una tendenza più ampia del panorama imprenditoriale italiano.




