Morbillo, a gennaio 84 casi in Italia: più del doppio rispetto allo stesso mese del 2025

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Redazione Salute Redazione Salute   -   L’anno si apre all’insegna di una ripresa dei contagi da morbillo, con numeri che tornano a crescere dopo un biennio, il 2024 e il 2025, che avevano già fatto registrare un’incidenza piuttosto elevata. I dati diffusi dall’Istituto Superiore di Sanità, attraverso il suo bollettino periodico “Morbillo & Rosolia News”, parlano chiaro: dal primo al 31 gennaio 2026 sono stati segnalati al sistema nazionale di sorveglianza 84 casi, un’impennata netta se paragonata ai 34 dello stesso periodo dell’anno precedente -2-6. Un’impennata che, come sottolineano gli stessi esperti del dipartimento Malattie Infettive dell’Iss, segue un trend già osservato nei due anni precedenti – con i 1.055 casi del 2024 e i 532 del 2025 – e che vede il virus continuare a circolare, colpendo con particolare insistenza coloro che non si sono sottoposti alla vaccinazione -1-8.

La geografia del contagio e il profilo dei pazienti

La distribuzione dei contagi non è omogenea sull’intero territorio nazionale, anzi, si concentra in aree specifiche del Paese. Sono nove le Regioni e le Province autonome che hanno segnalato episodi di morbillo in questo primo mese dell’anno, ma la quasi totalità dei casi, vale a dire 81 su 84 che corrispondono al 96,4 per cento, proviene da un gruppo ristretto di sei amministrazioni regionali -1-5. Lombardia, Toscana, Lazio, Campania, Puglia e Calabria sono le zone in cui si è registrata la maggiore attività del virus, con una incidenza, stando ai numeri, che appare particolarmente significativa. Per quanto riguarda l’età dei contagiati, si rileva una mediana di 28 anni, anche se l’analisi più approfondita mostra come l’incidenza più alta vada cercata nella fascia dei più piccoli, quella compresa tra 0 e 4 anni, dove infatti si contano due bambini colpiti al di sotto dell’anno di vita -1-3. Analizzando lo stato vaccinale, su cui si hanno informazioni per il 91,7 per cento dei casi, emerge in modo chiaro come il 90,9 per cento dei pazienti non fosse immunizzato al momento in cui ha contratto la malattia, un dato che include anche cinque operatori sanitari, quattro dei quali non vaccinati e uno che invece aveva ricevuto entrambe le dosi -5-6.

Le complicanze e la situazione europea

Un aspetto che merita attenzione, e che emerge con chiarezza dal report dell’Iss, riguarda le conseguenze cliniche dell’infezione: più di un terzo dei casi segnalati ha sviluppato almeno una complicanza. Tra queste, le più frequenti sono risultate la polmonite e l’epatite, o comunque un aumento delle transaminasi, a testimonianza di come il morbillo non sia una malattia banale e possa comportare rischi significativi per la salute -1-6. Oltre ai casi autoctoni, tre di questi (il 3,6 per cento) sono stati classificati come importati e due come correlati a importazione, a dimostrazione di come il fenomeno sia inserito in un contesto più ampio di circolazione del virus. Del resto, guardando all’Europa, i dati diffusi dall’Ecdc per l’intero 2025 parlano di 7.655 casi e otto decessi in trenta Paesi dell’Unione Europea e dello Spazio Economico Europeo, con i tassi di notifica più elevati osservati proprio tra i neonati sotto l’anno e i bambini nella fascia 1-4 anni -2-5. L’Organizzazione Mondiale della Sanità, inoltre, ha recentemente comunicato che nazioni come Austria, Spagna e Regno Unito hanno ripristinato la trasmissione endemica del morbillo sulla base dei numeri registrati nel 2024, un segnale preoccupante che indica una battuta d’arresto nel percorso di eliminazione della malattia -3-6.

Il quadro dei non vaccinati e la trasmissione

I numeri, tanto italiani quanto europei, confermano una correlazione ormai inequivocabile: la stragrande maggioranza dei contagi avviene tra persone che non hanno ricevuto il vaccino. In Italia, la percentuale sfiora il 91 per cento dei casi noti, mentre a livello continentale si attesta intorno all’80 per cento, con una quota minore di persone che, pur vaccinate con una o due dosi, hanno contratto ugualmente la malattia, probabilmente a causa di una risposta immunitaria non ottimale o dell’esposizione a una carica virale particolarmente elevata -2-5. Il principale contesto in cui avviene la trasmissione, come indicato dagli esperti dell’Iss, rimane quello familiare, seguito dagli ambienti sanitari e ospedalieri, luoghi questi ultimi dove la presenza di soggetti fragili rende ancora più grave il rischio di diffusione -1-7. La circolazione del virus, quindi, si conferma sostenuta da sacche di popolazione suscettibile, con una copertura vaccinale che non raggiunge in molte aree la soglia del 95 per cento raccomandata dall’Oms per garantire la cosiddetta immunità di gregge, lasciando spazio al ritorno di una malattia che si credeva ormai sotto controllo.

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