80 anni di Premio Strega, la dozzina tra ritorno al romanzo e il dominio Mondadori
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Redazione Cultura e Spettacolo
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È stata una vera e propria fotografia di un sistema, quella scattata nella Sala del Tempio di Vibia Sabina e Adriano a Roma, quando Melania G. Mazzucco ha annunciato i dodici titoli che concorreranno per l’ottantesima edizione del Premio Strega. La presidente del Comitato direttivo – affiancata da un comitato composto, tra gli altri, da Dacia Maraini, Paolo Giordano e Marino Sinibaldi – ha delineato i contorni di una selezione che, partendo dalle settantanove opere proposte dagli Amici della domenica, racconta molto più di una semplice lista di finalisti. E se i numeri restituiscono un’immagine di pluralismo, con quarantasei autori e trentatré autrici in gara e un’età media che oscilla tra i venti e i novantaquattro anni, è nella lettura delle dinamiche editoriali che emerge il dato forse più significativo di questa edizione. C’è una concentrazione di potere, del resto, che difficilmente passa inosservata: il gruppo Mondadori, guidato da Marina Berlusconi, piazza ben quattro opere nella dozzina, di cui una targata Mondadori (Teresa Ciabatti) e tre sotto l’egida Einaudi (Michele Mari, Alcide Pierantozzi, Nadeesha Uyangoda), confermando quella vocazione egemonica che da tempo caratterizza il rapporto tra i grandi gruppi e i principali riconoscimenti letterari.
L’egemonia dei grandi gruppi e il ruolo delle piccole case
A guardare la geografia della dozzina, è impossibile non notare come il predominio della Mondadori di Segrate venga tallonato da un’altra protagonista indiscussa dell’editoria indipendente, Elisabetta Sgarbi, la cui casa editrice La nave di Teseo riesce a portare in gara due titoli, grazie a Mauro Covacich e Christian Raimo. Accanto a questi colossi, tuttavia, resistono realtà più piccole ma di grande prestigio, a testimonianza di una filiera che, sebbene schiacciata dal peso industriale, cerca ancora spazi di visibilità. Ci sono Sellerio, che candida Maria Attanasio, e Quodlibet con Ermanno Cavazzoni, ma anche case come L’orma, che compare con Elena Rui, e Guanda, che affida le sue speranze a Marco Vichi. Una varietà che il direttore della Fondazione Bellonci, Stefano Petrocchi, ha voluto sottolineare, ricordando come tra le quarantaquattro piccole case editrici rappresentate nella prima fase dei candidati ce ne siano alcune che si affacciano al premio per la prima volta, in un continuo ricambio che tiene vivo il tessuto letterario del paese.
Il ritorno del romanzo e la crisi dell’autofiction
Ma al di là dei numeri, a segnare un potenziale spartiacque in questa edizione del 2026 è la riflessione qualitativa offerta dalla stessa Mazzucco. Dopo anni in cui l’autofiction e le memorie familiari avevano dominato la scena – basti pensare alle vittorie recenti di autori che scavavano nel proprio vissuto – la presidente del comitato direttivo ha parlato apertamente di un “ritorno del romanzo”. Non più solo il racconto intimistico del sé, dunque, ma il recupero della dimensione collettiva, della storia intesa come materia narrativa, di uno sguardo che dall’ombelico del proprio io si sposta verso l’esterno, verso il sociale. La scrittrice ha sottolineato come riemergano temi considerati “carsici” nella nostra letteratura, come il lavoro, e come si assista a un ritorno del racconto del sesso, declinato però in una chiave aggiornata alla sensibilità contemporanea, lontana dai vecchi stereotipi. Una narrazione, quella dei dodici finalisti, che sembra quindi privilegiare la finzione pura rispetto all’urgenza testimoniale che aveva caratterizzato le ultime tornate.
I protagonisti in gara e il calendario verso la finale
L’elenco dei finalisti, annunciato in quella che è ormai la cornice classica dell’evento capitolino, offre così un ventaglio di registri e stili piuttosto ampio. Al centro delle attenzioni, come spesso accade in questi casi, ci sono i nomi più noti al grande pubblico: Michele Mari, considerato tra i favoriti per il suo “I convitati di pietra”, e Teresa Ciabatti, che con “Donnaregina” rappresenta la casa madre del gruppo Mondadori. Ma la dozzina riserva anche diverse sorprese, a partire dalla presenza di Bianca Pitzorno, autrice amatissima dalla letteratura per ragazzi che torna in gara con “La sonnambula” per Bompiani, fino alla conferma di Nadeesha Uyangoda, che con “Acqua sporca” rappresenta una delle voci più originali della narrativa contemporanea legata alle migrazioni. Il calendario che porta alla proclamazione del vincitore prevede ora tappe precise: il 3 giugno, dal Teatro Romano di Benevento, verrà annunciata la cinquina dei finalisti, in attesa della serata conclusiva dell’8 luglio, che tornerà in Campidoglio per essere trasmessa in diretta su Rai 3. Nel frattempo, i dodici libri inizieranno il loro viaggio attraverso lo Strega Tour, che toccherà oltre venticinque città italiane e approderà in Messico, mentre il 27 maggio sarà già assegnato il Premio Strega Giovani, decretato da una giuria di mille studenti.




