Mondiali 2026, trionfo Spagna tra i fischi a Trump e l'ingresso 'diplomatico' di Rodri

Mondiali 2026, trionfo Spagna tra i fischi a Trump e l'ingresso 'diplomatico' di Rodri
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Redazione Sport Redazione Sport   -   La Coppa del Mondo è stata sollevata al cielo da Rodri, ma la cerimonia di premiazione che ha coronato la Spagna campione del mondo resterà impressa per un altro protagonista, decisamente ingombrante. La finale dei Mondiali 2026, vinta 1-0 dall'Argentina grazie a un gol di Ferran Torres nei tempi supplementari, si è trasformata in un palcoscenico geopolitico con l'ombra lunga di Donald Trump, il presidente degli Stati Uniti che ha voluto fortemente questo torneo e che ha cercato di rubare la scena nell'atto conclusivo.

Il MetLife Stadium del New Jersey è stato il teatro di un pomeriggio di calcio e politica, dove l'ingerenza del presidente americano ha toccato il suo apice, trovando però un inaspettato, e per certi versi efficace, contraltare nel capitano della Roja.

Fischi e imbarazzo: l'ingresso di Trump nel tempio del calcio

L'aria nello stadio era carica di tensione ancor prima che la Coppa venisse consegnata. L'ingresso in campo di Donald Trump, al fianco del presidente della Fifa Gianni Infantino, è stato accolto da una sonora e inequivocabile bufera di fischi e "buu", un'accoglienza talmente fragorosa da far segnare ai decibelometri un picco di 84, ben superiore al rumore di fondo dell'impianto.

Un'accoglienza fredda, per usare un eufemismo, che ha subito gettato un'ombra di imbarazzo sulla cerimonia, quasi a voler sottolineare il disagio di una parte del pubblico per la presenza politica così invadente in un momento che avrebbe dovuto essere esclusivamente dedicato ai protagonisti in campo.

Nonostante il clima ostile, Trump e Infantino hanno proceduto con il protocollo, consegnando il trofeo al capitano spagnolo Rodri, con il presidente americano che ha stretto mani e si è congratulato con i giocatori, ma mostrando sin da subito l'intenzione di non volersi defilare.

La mossa di Rodri: 'gentile' accompagnamento per la foto della vittoria

Il momento clou della tensione è arrivato durante la foto ufficiale dei vincitori. Mentre la squadra spagnola si preparava a immortalare il suo secondo titolo mondiale, Trump, con un sorriso compiaciuto, è rimasto sul palco, piazzandosi al centro dell'inquadratura per apparire in tutte le immagini, replicando quanto già visto in occasione del Mondiale per Club vinto dal Chelsea. A differenza di quanto accaduto con la squadra inglese, però, stavolta la reazione non si è fatta attendere.

Il capitano della Spagna, Rodri, ha giocato quella che è stata definita "l'ultima giocata" del torneo: tenendo il trofeo tra le mani, ha atteso che Trump si defilasse e, con un gesto che molti hanno interpretato come un gentile ma fermo allontanamento, lo ha praticamente accompagnato fuori dall'inquadratura, non senza mostrare un'espressione visibilmente infastidita.

Secondo alcune ricostruzioni, Rodri si sarebbe addirittura rivolto a Infantino chiedendogli di allontanare il presidente Usa per permettere alla squadra di avere una foto solo per sé, una richiesta che però non è stata esaudita del tutto, visto che Trump è comunque rimasto sul palco, seppur decentrato, comparendo in alcuni scatti.

Un Mondiale segnato dalla politica e dalle polemiche

L'episodio della premiazione è stato solo il più eclatante suggello di una rassegna iridata che ha visto la politica fare da padrona in modo forse mai così esplicito. L'ingerenza di Trump non si era limitata alla cerimonia finale, ma aveva già fatto tremare le fondamenta del torneo con il cosiddetto "caso Balogun", dove una sua telefonata a Infantino avrebbe contribuito ad annullare una squalifica al calciatore statunitense, scatenando aspre polemiche.

Inoltre, la decisione di far consegnare la coppa al presidente americano, rompendo il protocollo Fifa che prevedeva l'atto da parte del solo presidente della federazione, è stata vista come la definitiva "trumpizzazione" di un evento sportivo, con molti che hanno sottolineato come il torneo sia stato "stritolato dalla politica".

A questo si aggiungono i crescenti sospetti di favoritismi per l'Argentina, alimentati da alcune dichiarazioni di Infantino, e le polemiche per un torneo dal format stiracchiato e dai costi proibitivi, che hanno acceso un dibattito sul ruolo del calcio come vetrina di potere.

La Spagna regina del mondo: un trionfo sportivo e un gesto di dignità

Al di là delle polemiche, la cronaca sportiva parla di un trionfo netto e meritato per la Spagna di Luis de la Fuente, che ha confermato il suo strapotere a livello europeo e mondiale, chiudendo il torneo con una difesa praticamente imbattuta (un solo gol subito in tutto il Mondiale) e aggiudicandosi anche i premi individuali per il miglior giocatore (Rodri), il miglior giovane (Pau Cubarsí) e il miglior portiere (Unai Simón).

La gioia incontenibile dei giocatori spagnoli, che hanno festeggiato con la coppa sotto il cielo di New York, ha rappresentato il vero e proprio contraltare alla forzatura di Trump. Nonostante l'evidente imbarazzo e la tensione, la loro festa è rimasta la nota dominante, con le immagini della squadra che alza il trofeo destinate a passare alla storia, in netta contrapposizione con quelle di un presidente che ha cercato di appropriarsi di un momento che non gli apparteneva.

"Ciao ciao, Mondiale americano, con i tuoi eccessi e le tue storture", ha chiosato qualcuno, sottolineando come il calcio sia stato più grande di qualsiasi ingerenza esterna, capace di regalare un'immagine di unità e sportività in un contesto dominato dalla retorica del potere.

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