Lo scontro Siracusano-De Luca infiamma Messina: il caso delle firme finisce in Procura

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La campagna elettorale per le amministrative di Messina, che si terranno il 24 e il 25 maggio, ha già prodotto il suo primo, violento, terremoto giudiziario ancor prima che i cittadini siano chiamati alle urne. Se da un lato la commissione elettorale circondariale ha ufficialmente chiuso le verifiche ammettendo tutte le 26 liste depositate, dall’altro la battaglia politica si è trasformata in un’aspra contesa legale incentrata su un presunto parere segreto e sulla legittimità delle corsie preferenziali per la raccolta firme. Il nodo della discordia riguarda le 15 liste riconducibili a Sud chiama Nord (ScN), il movimento guidato da Cateno De Luca, che hanno ottenuto il via libera nonostante non avessero effettuato la raccolta delle sottoscrizioni popolari, usualmente obbligatoria per presentarsi al voto.

Il parere segretato e l’accusa di elezioni falsate

La sottosegretaria ai Rapporti con il Parlamento, Matilde Siracusano, esponente di punta di Forza Italia e candidata nella squadra di Marcello Scurria, ha alzato il tiro in maniera esponenziale. Secondo la sua ricostruzione, l’Ufficio legislativo e legale della Regione Siciliana avrebbe rilasciato un parere chiaro: l’esenzione dalla raccolta firme, prevista per i movimenti con rappresentanza all’Ars, non può essere applicata in modo seriale a una molteplicità di liste che riproducono il medesimo simbolo di riferimento. In pratica, la famigerata “lenticchia” (il piccolo simbolo che permette di agganciarsi al partito esentato) non trasformerebbe magicamente un esercito di liste civiche in un’unica entità esentata.

La deputata, in un intervento che ha scosso gli equilibri locali, ha definito l’operazione di De Luca un “azzardo” capace di falsare la competizione. “Le elezioni così vengono falsate”, ha tuonato Siracusano, aggiungendo che si tratta di un precedente “gravissimo” che rischia di esporre il voto a future invalidazioni giudiziarie. La sua tesi, suffragata dall’esistenza di questo parere (che il candidato del centrodestra Marcello Scurria sostiene essere stato inspiegabilmente “secretato”), sostiene che se tutti i partiti avessero seguito questa logica, si sarebbero potute presentare decine di liste, con una confusione tale da rendere irriconoscibile la volontà popolare.

La replica di De Luca: “Tentativo di inquinamento”

La reazione di Cateno De Luca, leader di Sud chiama Nord, non si è fatta attendere ed è stata di una durezza pari, se non superiore, alle accuse ricevute. Lontano dal farsi trovare impreparato, l’ex sindaco metropolitano ha ribaltato l’accusa, sostenendo che le dichiarazioni della Siracusano integrino un vero e proprio tentativo di condizionare il procedimento elettorale. “Le affermazioni dell’onorevole sono di una gravità inaudita”, ha dichiarato De Luca, smentendo recisamente l’esistenza di ostacoli normativi non superati.

De Luca ha puntato il dito sulla tempistica e sui metodi dei suoi avversari, ricordando che il suo movimento ha agito nella massima trasparenza, basandosi su pareri formali ottenuti dall’Ufficio elettorale della Regione già a partire dal 16 marzo. “Non abbiamo agito in modo arbitrario”, ha ribadito, esibendo una sorta di lasciapassare burocratico che, a suo dire, legittimava la presentazione delle liste senza firme anche in pluralità. Per questo motivo, ha annunciato azioni legali immediate: esposti alla Procura e querele per diffamazione e tentativo di inquinamento, sostenendo che Scurria e Siracusano stiano cercando di avvelenare il clima per via giudiziaria, non potendolo fare politicamente.

La variabile Scurria e il giallo del documento

Nel mezzo di questa tempesta verbale, la figura del candidato sindaco del centrodestra, Marcello Scurria, assume i contorni di un detective alla ricerca della verità sepolta. Scurria ha insistito sulla necessità di acquisire agli atti il parere dell’Ufficio legale regionale, che definisce “l’ultimo parere rilasciato” e che sarebbe stato inspiegabilmente sottratto all’accesso degli atti. La sua tesi è che questo documento, se letto, dimostrerebbe inequivocabilmente l’irregolarità della mossa di De Luca.

Tanto è forte la convinzione che Scurria ha dato mandato ai suoi legali di chiedere alla Procura della Repubblica di Palermo il sequestro immediato del documento, temendo che la sua assenza possa permettere uno svolgimento irregolare del voto. “In gioco ci sono la democrazia e il rispetto delle regole”, ha affermato Scurria, che si è detto pronto a dimostrare l’esistenza di questo pronunciamento contrario, che rischierebbe di far crollare l’intera architettura delle candidature di ScN.

L’esercito dei 1.010 candidati e la resa dei conti

Sullo sfondo della burocrazia, resta la mole impressionante della macchina da guerra messa in campo da De Luca e dal suo candidato sindaco, Federico Basile: 1.010 candidati distribuiti tra Consiglio comunale e Circoscrizioni, un numero talmente elevato da essere stato definito dagli avversari come una “occupazione numerica” della poltrona. Nonostante le polemiche, la commissione elettorale ha concesso il via libera, imponendo però una modifica formale ai simboli (spostando il famoso logo di ScN all’esterno) per evitare la contestata “confondibilità”.

Con il deposito delle liste ormai concluso e l’ordine di estrazione che vede Marcello Scurria primo sulla scheda (seguito da Antonella Russo, Basile, Sciacca e Valvieri), la contesa si sposta ora nelle aule della magistratura. Da una parte, la Siracusano invoca il “precedente pericoloso” e il rischio che l’eventuale vittoria venga successivamente annullata dai ricorsi; dall’altra, De Luca promette battaglia legale per ogni accusa, rifiutando di essere dipinto come colui che ha aggirato la legge.

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