La bufera politica sulle liste a Messina: la commissione dà il via libera, Siracusano parla di elezioni falsate e De Luca annuncia querele
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Redazione Interno
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MESSINA – Hanno superato l’esame tutte le quindici liste riconducibili al candidato sindaco Federico Basile – così come del resto quelle collegate agli altri candidati, un aspetto che l’ufficio elettorale ha voluto sottolineare per ribadire l’assenza di discriminazioni – da parte della commissione elettorale circondariale. L’attesa, è facile intuirlo, era diventata febbrile dopo le vibranti polemiche sollevate dal centrodestra sulla mancanza delle sottoscrizioni; una questione che rischiava di invalidare l’intera competizione prima ancora del suo inizio.
La decisione e l’esultanza del sindaco uscente
La commissione ha chiuso il caso, almeno in questa fase, ammettendo alla competizione per palazzo Zanca tutti i pacchetti di candidati presentati. Per il sindaco uscente, che ha commentato a caldo il verdetto, si tratta di una vittoria netta: “Respinti i tentativi – ha dichiarato – di condizionare e bloccare la nostra partecipazione alla competizione elettorale”. Un risultato che appare ancor più rilevante alla luce delle tensioni accumulate durante la settimana di presentazione delle liste, che hanno visto un ricorso serrato a interpretazioni giuridiche e pareri dell’assessorato regionale.
Le accuse della sottosegretaria Siracusano
La tregua, se così possiamo chiamarla, è durata tuttavia lo spazio di un mattino, spazzata via dall’affondo della deputata messinese ed esponente di primo piano del centrodestra, Matilde Siracusano. Il suo attacco è frontale: la commissione, secondo la sottosegretaria, si è assunta “una responsabilità senza precedenti”, aprendo le porte a quella che lei non esita a definire una vera e propria “falsificazione delle elezioni”. Il cuore politico della disputa risiede nella famosa “lenticchia”, ovvero nell’uso del simbolo del movimento Sud chiama Nord – che siede all’Ars – per esentare dalla raccolta firme una molteplicità di liste civiche a esso collegate. “Con l’assurda logica seguita da De Luca – ha tuonato Siracusano – tutti i partiti presenti in parlamento avrebbero potuto presentare decine di liste. Non lo abbiamo fatto per una semplice ragione: perché non si può fare”. Una dichiarazione, questa, che getta un’ombra pesantissima sulla legittimità del voto del 24 e 25 maggio, suggerendo l’ipotesi di futuri e inevitabili ricorsi.
Istruttoria tecnica e il parere segreto: le parole di Scurria
A tenere alta la tensione contribuisce anche la strategia del candidato del centrodestra, Marcello Scurria, che ha insistito sulla presunta esistenza di un parere dell’ufficio legale della Regione Siciliana – sostenendo che quel documento sarebbe stato “secretato” e che, in ogni caso, sarebbe in contrasto con la linea adottata dall’esecutivo regionale. Non a caso, Scurria aveva chiesto alla prefettura il sequestro del documento, alimentando un clima di sospetto reciproco tra gli schieramenti. Sebbene il parere non sia stato ufficialmente osteso – almeno stando agli atti pubblici disponibili – i legali del centrodestra lo utilizzano come leva per sostenere che l’esenzione dalle firme debba valere per una sola lista per movimento, non per quindici.
La controffensiva di Cateno De Luca: pareri formali e minacce di querela
Dall’altra parte della barricata, Cateno De Luca, leader di Sud chiama Nord, ha però snocciolato la sua verità con un filo logico serrato. Se la tensione è altissima, la sua risposta è proporzionalmente spietata. De Luca ha ricostruito l’iter, ricordando che il partito aveva presentato un quesito formale già il 13 marzo all’assessorato regionale alle Autonomie locali e che il 16 marzo era già arrivata una risposta chiara dal dirigente del servizio: l’esenzione si applica anche a una pluralità di liste promosse dallo stesso soggetto politico che ha un gruppo parlamentare. “Non abbiamo agito in modo arbitrario – ha rimarcato De Luca – ma sulla base di pareri formali dell’organo preposto”. Forte di questa documentazione, l’ex sindaco metropolitano ha però deciso di alzare il tiro e passare al contrattacco sul piano penale, annunciando esposti e querele. A finire nel mirino non sono solo Siracusano e Scurria: l’invito a intervenire è stato esteso al presidente della Regione, Renato Schifani, per tutelare il buon operato degli uffici regionali che, nelle parole di De Luca, sarebbero stati infangati ingiustamente.




