‘Basta fango e mistificazioni’: Lo Giudice smonta il ‘teatrino’ di Scurria sul caso liste a Messina
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Redazione Interno
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La campagna elettorale per le amministrative di Messina si trascina in un pantano fatto di esposti, pareri giuridici contrastanti e accuse incrociate, dove la sostanza del confronto politico sembra soccombere sotto il peso di una sequela infinita di atti di diffida. La posta in gioco, cioè il controllo di Palazzo Zanca, viene giocata dal candidato del centrodestra, Marcello Scurria, attraverso una strategia fondata sulla contestazione della regolarità delle liste presentate dall’ex sindaco e ora ricandidato Federico Basile. A rompere gli indugi e a rispondere punto su punto alle sollecitazioni dell’avvocato Scurria – che ha parlato esplicitamente di un “giallo delle firme” – è Danilo Lo Giudice, coordinatore regionale di Sud Chiama Nord, il quale ha bollato l’operazione come un “teatrino” costruito su fondamenta di sabbia giuridica.
Lo Giudice non usa mezzi termini: definisce l’atteggiamento del candidato avversario una reiterata messa in scena, fatta di “insinuazioni, intimidazioni e falsità costruite ad arte”, un copione che ricorderebbe i tempi dei “corvi” ma che oggi trova megafono in alcune testate. Per il coordinatore regionale, i fatti parlano chiaro e smentiscono puntualmente le iniziative di Scurria, il quale – incalza Lo Giudice – avrebbe accumulato solo sconfitte nei precedenti contenziosi: dalla revoca dell’incarico di subcommissario per il risanamento di Messina fino ai recenti ricorsi respinti davanti al Tar. Una narrazione, quella dell’avvocato, che secondo Sud Chiama Nord mira esclusivamente a disgregare il fronte del centrodestra, distogliendo l’attenzione da quelli che Lo Giudice definisce i veri temi della competizione.
Il nodo delle firme e la risposta della Regione
Il cuore della disputa tecnica affonda le radici nell’articolo 7 della legge regionale siciliana, che esenta dalla raccolta delle sottoscrizioni – un adempimento che richiederebbe tra le 700 e le 2.000 firme – i partiti rappresentati all’Assemblea regionale siciliana. Sud Chiama Nord, guidato da Cateno De Luca e forte di un gruppo parlamentare proprio, ha chiesto un parere all’assessorato regionale alle Autonomie locali, ricevendo una risposta che, in più note, avrebbe chiarito l’estensibilità di questa deroga anche alle liste “satellite” che riportano il simbolo del partito in piccolo. Federico Basile, forte di questa interlocuzione, si dichiara sereno e respinge le accuse definendole come “procurato allarme”, sottintendendo che l’intera operazione di Scurria sia solo un tentativo di condizionare il regolare svolgimento del voto.
Tuttavia, la vicenda giuridica non è così lineare come la descrivono i vertici di Sud Chiama Nord. Una recente controffensiva dell’avvocato Scurria, concretizzatasi in un “atto di significazione” inviato alla Commissione elettorale circondariale, si basa su un principio interpretativo strettamente opposto. Secondo la logica del candidato del centrodestra, l’esenzione concessa dalla legge rappresenta una deroga a carattere eccezionale, e in quanto tale non può essere estesa in modo indefinito a un numero indeterminato di formazioni civiche. Scurria sostiene che un partito possa “consumare” questa deroga presentando una sola lista esentata, mentre tutte le altre quattordici dovrebbero obbedire alla regola generale della raccolta firme, pena l’esclusione automatica dalla competizione.
L’affondo di Lo Giudice e la strategia del ‘procurato allarme’
In questo clima di tensione, l’intervento di Lo Giudice assume i toni di una requisitoria politica più che di una semplice replica tecnica. Il coordinatore regionale non si limita a difendere la posizione del partito, ma attacca frontalmente il “metodo Scurria”, descrivendolo come un abitudinario della “diffida facile” che avrebbe instaurato un contenzioso continuo senza mai ottenere risultati concreti. Lo Giudice cita un precedente – che definisce “l’ultima trovata” – riferendosi proprio alla diffida sulle liste, inquadrandola come un’operazione di scarico di responsabilità: creare confusione per nascondere l’incapacità di tenere insieme la coalizione di centrodestra, che invece sarebbe stata disgregata proprio dalle iniziative del suo candidato. L’invito del coordinatore regionale è tanto esplicito quanto irriverente, invitando Scurria a ritirarsi dalla corsa per non indebolire ulteriormente l’area che dice di rappresentare.
D’altronde, è risaputo che la partita vera si giocherà solo quando le commissioni elettorali si pronunceranno sull’ammissione di questi simboli, un passaggio decisivo che potrebbe avvenire nei prossimi giorni. Se da un lato i tecnici di Sud Chiama Nord sostengono che la rassicurazione dell’assessorato faccia stato, dall’altro diverse voci del panorama giuridico isolano sottolineano come i pareri regionali non siano vincolanti per le sottocommissioni, restie ad accettare l’idea di un unico partito che schiera un esercito di liste senza aver raccolto una sola firma. Per Scurria, si tratta di pura matematica elettorale: schierare quindici liste (compresa quella madre) significa avere un numero di “giocatori” in campo talmente superiore rispetto agli avversari da violare il principio di eguaglianza sostanziale sancito dalla Costituzione. Una questione che, al di là dei proclami, rischia di inceppare definitivamente gli ingranaggi della macchina amministrativa cittadina.




