Italiano smonta i falsi problemi tra Orsolini e Bernardeschi e spiega il caso Ravaglia
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Sport
-
La vittoria per 2-0 sul Lecce, maturata al Dall’Ara nella 32ª giornata di campionato, ha restituito al Bologna non solo tre punti preziosi per blindare l’ottavo posto ma anche alcune certezze che sembravano smarrite nei meandri di un calendario fitto di impegni europei. A distanza di quasi due mesi dall’ultimo successo casalingo – quello risalente al 23 febbraio contro l’Udinese – la squadra di Vincenzo Italiano ha ritrovato la via della rete in campionato con i suoi uomini migliori, spezzando un digiuno che stava diventando pesante soprattutto per Riccardo Orsolini, tornato al gol dopo un’assenza che durava da tre mesi. Al termine del match, il tecnico rossoblù ha analizzato nei minimi dettagli le scelte compiute e la dinamica di uno spogliatoio che, a suo dire, non ha mai vissuto le tensioni che qualcuno aveva ipotizzato, chiarendo una volta per tutte i rapporti tra i suoi due esterni d’attacco.
La missione impossibile e la scelta di blindare la porta con Pessina
Prima di addentrarsi nell’analisi delle singole prestazioni, Italiano ha voluto gettare uno sguardo verso l’immediato futuro, consapevole che la vittoria sul Lecce rappresenta solo un tassello di una settimana decisiva. “C’è da fare una missione quasi impossibile in Inghilterra”, ha dichiarato ai microfoni di DAZN e Sky riferendosi al ritorno dei quarti di Europa League contro l’Aston Villa, reduce dal 3-1 subito all’andata. Una sfida, quella inglese, che richiederà energie mentali e fisiche notevoli, motivazione per cui il tecnico ha deciso di operare un turnover mirato, gettando nella mischia il giovanissimo classe 2007 Massimo Pessina tra i pali al posto di Federico Ravaglia. Una decisione, quest’ultima, che ha suscitato più di una sorpresa tra i tifosi, ma che Italiano ha motivato senza mezzi termini: Ravaglia, reduce dagli impegni europei, aveva bisogno di rifiatare in vista del giovedì successivo. “Pessina l’abbiamo voluto come terzo portiere perché lo conosco personalmente – ha spiegato – È un ragazzo sveglio, con grande personalità e piedi buoni, nonché un campione d’Europa a livello giovanile”. L’esordio dal primo minuto, complice anche l’infortunio del titolare Skorupski, è stato promosso a pieni voti, specie dopo aver neutralizzato la pericolosa occasione capitata sui piedi di Nikola Stulic al nono minuto.
Orsolini, Bernardeschi e la chimica ritrovata dell’attacco
Il cuore dell’analisi post-partita, però, ha riguardato inevitabilmente la coppia d’attacco. Se Remo Freuler aveva sbloccato il match al 26’ ribadendo in rete dopo una traversa colpita da Orsolini, è stato proprio quest’ultimo a chiudere i conti al 92’, servito da un assist al bacio di Federico Bernardeschi. Un gesto tecnico che vale più di un semplice gol, perché smentisce categoricamente quelle voci di corridoio che davano i due calciatori in rotta di collisione o in competizione malsana per un posto da titolare. “Orsolini non ha mai patito Bernardeschi – ha tagliato corto Italiano – Lo dimostrano gli abbracci e l’unione che vedete in campo”. Secondo l’allenatore, il vero male che ha afflitto l’esterno nelle ultime settimane non è stato di natura caratteriale nei confronti del nuovo arrivato, bensì una sofferenza più intima e personale: “Ha sofferto il fatto di sbagliare qualcosa dopo anni in cui trovava la porta con frequenza”. L’errore dal dischetto contro la Lazio e i pali colpiti avevano acceso una spirale negativa, interrotta solo dalla complicità con Berna, descritto come un giocatore presentatosi con umiltà nello spogliatoio e capace di servire la palla giusta al momento giusto.
Gli errori del Lecce e il filo rosso della partita
Se da un lato il Bologna ha goduto di una ritrovata efficacia sottoporta, dall’altro l’analisi della gara non può prescindere dagli auto-gol della formazione salentina di Eusebio Di Francesco, rimasta ferma a 27 punti in zona retrocessione. Più che la superiorità schiacciante dei padroni di casa, il match è stato infatti condizionato da tre episodi difensivi che hanno di fatto regalato il risultato agli emiliani. Il primo, il più clamoroso, è capitato proprio a Stulic al 9’, quando il centravanti si è presentato a tu per tu con Pessina divorandosi il potenziale 0-1 che avrebbe potuto cambiare le sorti dell’intero incontro. Il secondo errore è stato collettivo e tattico: la difesa, colta dormiente su un’azione che sembrava innocua, ha valutato male la linea del fuorigioco permettendo a Orsolini di inventare il pallonetto che avrebbe generato la traversa e la successiva ribattuta vincente di Freuler. Infine, nella ripresa, è arrivata la condanna definitiva: un rinvio disastroso di Ramadani che, invece di allontanare il pericolo, ha colpito un compagno e innescato l’azione del raddoppio finalizzato da Orsolini, su suggerimento dell’immancabile Bernardeschi. Tre episodi che disegnano una linea sottile tra i meriti del Bologna e i demeriti di un Lecce che, al cospetto di un avversario stanco e rimaneggiato, ha gettato al vento un’occasione d’oro per muovere la classifica.




