Messina, il centrodestra si spacca sulla candidatura di Scurria: la ribellione di Cantello e la replica degli alleati
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Redazione Interno
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La macchina del consenso, nel centrodestra messinese, mostra i primi segni di inceppamento proprio mentre la campagna elettorale muove i passi iniziali. Ad accendere la miccia, in un clima già reso incandescente dalle querele che volano tra gli schieramenti, è stata una dichiarazione del vicepresidente vicario del Consiglio comunale, Mirko Cantello, il quale ha lanciato un vero e proprio ultimatum ai partner di coalizione. La scelta dell’avvocato Marcello Scurria come candidato sindaco, ufficializzata dai partiti e rilanciata dagli organi di stampa, non sarebbe affatto condivisa da una frangia della maggioranza, quella facente capo al gruppo misto e a Cantello stesso, che paventa conseguenze drastiche qualora non si procedesse a una rettifica della decisione. «Se il centrodestra non cambia candidato, io farò altre scelte», ha dichiarato il consigliere, manifestando tutto il proprio dissenso per una nomina che giudica poco trasparente. A suo dire, Scurria, che pure ama presentarsi come espressione della società civile, risulterebbe invece organico agli apparati di Forza Italia, vista la vicinanza con la sottosegretaria Matilde Siracusano, e tale presunta appartenenza finirebbe per snaturare il profilo di un candidato che dovrebbe invece essere in grado di sintetizzare le anime più autenticamente civiche e territoriali della coalizione.
La reazione degli altri componenti della compagine non si è fatta attendere, e le parole usate per respingere le critiche testimoniano una frattura non superficiale. A intervenire con fermezza, tra i primi, è stata la consigliera Amalia Centofanti, esponente di Prima l'Italia, che in una nota piuttosto aspra ha definito le affermazioni di Cantello quanto meno «interdenti» per la disinvoltura con cui si tenta, a suo giudizio, di riscrivere le recenti dinamiche politiche dell'assemblea civica. Nella replica, Centofanti non si è limitata a difendere la figura di Scurria e la legittimità del percorso che ha portato alla sua designazione – processo che definisce trasparente e coerente con le regole di una coalizione – ma ha anche rovesciato l'accusa, puntando il dito contro la coerenza politica dello stesso Cantello. Evidenziando i frequenti cambi di casacca politica e di gruppo consiliare che avrebbero contraddistinto la sua carriera, la consigliera ha sottolineato come risulti paradossale ricevere lezioni di lealtà e collegialità da chi, a suo tempo, avrebbe beneficiato della carica di vicepresidente proprio grazie ai voti e alla fiducia accordatagli da quei colleghi che oggi si trovano nel mirino delle sue critiche. Il tentativo di delegittimare Scurria, evocando presunti legami con esponenti nazionali del partito, è stato liquidato come un espediente per spostare l'attenzione dal merito delle questioni, quasi che il confronto programmatico dovesse passare in secondo piano rispetto a una polemica che appare, almeno in queste fasi, prevalentemente personale.
L'ombra del risanamento e lo scontro giudiziario con De Luca
Se all'interno della coalizione si litiga sulla scelta del nome, all'esterno la campagna elettorale si gioca già sul filo delle aule giudiziarie. Il candidato del centrodestra, Marcello Scurria, si trova infatti al centro di un acceso scontro con il leader di Sud chiama Nord, Cateno De Luca, una contesa che affonda le radici nella passata gestione commissariale per il risanamento della città. La miccia è rappresentata dalle dichiarazioni di De Luca relative alla revoca dell'incarico di sub commissario che sarebbe stata disposta nei confronti di Scurria dal presidente della Regione, Renato Schifani, una decisione la cui legittimità sarebbe stata successivamente confermata anche dal Tar. Scurria, dal canto suo, ha risposto alle accuse annunciando azioni legali, parlando di una querela in sede penale per le affermazioni del sindaco di Taormina e di un'azione civile per risarcimento danni già avviata nei confronti dell'ex sindaco uscente Federico Basile, reo di aver sollevato questioni analoghe riguardanti un'asta per l'acquisto di immobili da destinare all'edilizia popolare.
La vicenda, che risale a circa un anno fa, ruota attorno a un'offerta ritenuta da De Luca quantomeno anomalia: Scurria, nella sua veste di sub commissario, avrebbe partecipato a un'asta pubblica offrendo una cifra di molto superiore a quella minima, peraltro in concorrenza con lo stesso Comune di Messina, un'operazione che secondo l'ex sindaco avrebbe finito per far lievitare i costi a carico dell'ente pubblico. Un modus operandi, questo, che sarebbe stato giudicato in modo negativo sia da Schifani, che procedette alla revoca dell'incarico, sia dal tribunale amministrativo che in seguito ha respinto i ricorsi di Scurria, confermando la bontà del provvedimento. In questo quadro, già di per sé complesso, si inserisce anche la nota diffusa da Maurizio Cacace, ex presidente di Patrimonio Messina Spa e futuro candidato proprio con Sud chiama Nord, il quale ha voluto ribadire un principio basilare dell'amministrazione pubblica: quando si ha a che fare con fondi pubblici, la scelta più opportuna, specie nelle procedure di acquisizione, è sempre quella di formulare l'offerta minima consentita, una prassi che rende l'azione amministrativa non solo più oculata ma anche meno esposta a possibili rilievi.
La fronda interna e le ripercussioni sul prosieguo della campagna
Lo scenario che si profila all'orizzonte, per il centrodestra messinese, appare dunque minato su più fronti. Da un lato, la necessità di ricompattare una maggioranza che mostra crepe evidenti, con Cantello che, forte della propria ambizione politica, minaccia di abbandonare la barca e di assumere iniziative autonome qualora entro termini stringenti – pare entro le quarantotto ore – non si dovesse tornare sui propri passi. Dall'altro, l'urgenza di difendere il proprio candidato dagli attacchi continui di un competitor politico agguerrito come De Luca, che non perde occasione per rinfocolare polemiche legate a vicende amministrative passate e per le quali, almeno stando alle sentenze, Scurria sarebbe uscito con le ossa rotte.
La posizione del diretto interessato, Marcello Scurria, appare per il momento piuttosto defilata rispetto alle polemiche interne, con una replica secca arrivata nei confronti di Cantello: «Si faccia rappresentare da chi ritiene», quasi a voler sminuire la portata della fronda. Tuttavia, l'impressione è che la partita interna sia destinata a giocarsi nei prossimi giorni, quando si capirà se le parole del consigliere dissidente rimarranno un fuoco di paglia o se, invece, riusciranno a coagulare attorno a sé altri malumori presenti nella galassia del centrodestra. Una cosa è certa: la campagna elettorale è appena cominciata, e la triplice querela che già aleggia sullo sfondo, unita alle schermaglie tra alleati, rischia di trasformare la competizione per palazzo Zanca in un campo di battaglia ben più accidentato del previsto.




