Lo scontro Siracusano-De Luca sulle liste a Messina: elezioni sull’orlo di una crisi di nervi

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’ammissione delle quindici liste riconducibili a Sud chiama Nord per le elezioni comunali di Messina, avvenuta dopo il via libera della commissione elettorale circondariale, ha innescato una reazione a catena di accuse politiche che ora rischia di tradursi in un vero e proprio terremoto giudiziario. La sottosegretaria Matilde Siracusano, deputata di Forza Italia, ha definito l’operazione – che di fatto permette al movimento guidato da Cateno De Luca di schierare un numero elevatissimo di candidati senza raccogliere le tradizionali firme di sostegno – un “precedente gravissimo” destinato a falsare la competizione. Secondo la sua ricostruzione, basata su un presunto parere dell’Ufficio legislativo della Regione Siciliana, l’esenzione dalla raccolta firme varrebbe per una sola lista per movimento politico, non per una molteplicità di esse che ripropongono lo stesso simbolo (la celebre “lenticchia”), una pratica che, a suo avviso, renderebbe il voto dei cittadini messinesi sostanzialmente “viziato” fin dal principio.

Il “parere fantasma” e la replica del leader di ScN

Sul fronte opposto, Cateno De Luca non ha raccolto l’invito alla prudenza e ha invece alzato vertiginosamente il tiro, passando dal piano della polemica politica a quello, ben più spinoso, della denuncia penale. Il leader di Sud chiama Nord ha bollato le dichiarazioni della sottosegretaria come “di una gravità inaudita”, sostenendo che l’affermazione relativa all’esistenza di un parere ostativo – se non suffragata da documenti ufficiali e immediatamente resa pubblica – configuri un “tentativo di inquinamento del procedimento elettorale”. De Luca ha annunciato querele e l’invio di esposti alla magistratura, sostenendo che vi sia un intento preciso di condizionare i lavori della commissione elettorale attraverso pressioni esercitate da esponenti del centrodestra e dai loro sodali.

Giova ricordare, per comprendere la complessità della vicenda, che la strategia di ScN non è nata dal nulla, ma si basa su una catena di atti amministrativi preventivi. Già il 16 marzo, un primo parere del dirigente del servizio competente aveva ritenuto applicabile l’esenzione anche a una pluralità di liste promosse dallo stesso movimento, un parere poi ribadito il 14 aprile successivo. A complicare ulteriormente il quadro normativo, nelle ultime ore è emersa l’esistenza di un ulteriore documento – richiesto dall’assessorato all’Ufficio legislativo – che Marcello Scurria, candidato sindaco del centrodestra, sostiene essere stato secretato e che, secondo le sue deduzioni, smentirebbe la linea finora seguita dal dirigente, gettando un’ombra di opacità sulla regolarità delle operazioni.

Il caso delle “firme fantasma” e la crisi di governabilità

L’esito immediato di questo braccio di ferro è rappresentato da una situazione di stallo paralizzante. Da un lato, la commissione elettorale ha convalidato le liste, permettendo ufficialmente la corsa di Federico Basile e dei suoi candidati; dall’altro, la forte contestazione politica avanzata da Siracusano e Scurria – i quali minacciano ricorsi al Tar già immediatamente dopo il voto – rischia di trasformare il futuro sindaco in una figura effimera. L’accusa mossa dal fronte avversario è chiarissima: ammettere liste senza le necessarie sottoscrizioni popolari non solo elude lo spirito della legge, ma apre scenari nazionali preoccupanti, dove qualsiasi partito presente in Assemblea regionale potrebbe moltiplicare le proprie liste a dismisura.

In questa altissima tensione, l’atteggiamento di chi ritiene di aver rispettato le regole, basandosi su interpretazioni formali fornite dagli uffici competenti, si scontra con la ferma opposizione di chi vede in questa manovra una forzatura inaccettabile. De Luca, dal canto suo, ha ribadito la piena disponibilità a raccogliere fisicamente le firme – ha parlato di oltre dieci mila in quarantotto ore – solo nel caso in cui la magistratura dovesse dare ragione ai suoi oppositori, una mossa volta a dimostrare che la forza del movimento non risiede negli escamotage burocratici ma nel consenso popolare.

Le implicazioni per la tenuta del voto

L’ombra del commissariamento, evocata dagli esponenti del centrodestra, aleggia ora sul Palazzo di città. Se il successivo ricorso al Tribunale amministrativo regionale dovesse accogliere le tesi di Scurria, invalidando le liste di ScN, si aprirebbe una voragine istituzionale difficilmente colmabile senza un intervento diretto della Regione. La sottosegretaria Siracusano, nel suo affondo, ha sottolineato il “concreto pericolo” che le elezioni vengano annullate postume, sprecando di fatto il voto dei cittadini e generando una confusione normativa senza precedenti a livello nazionale.

Mentre la macchina amministrativa tenta di procedere, l’unica certezza è rappresentata dallo scontro frontale tra due visioni opposte della legalità elettorale. Da un lato chi rivendica il diritto di avvalersi di un parere formale della Regione, anche se controverso; dall’altro chi grida allo scandalo per un’interpretazione che considera un “azzardo” regolamentare. La decisione finale, vista la secretazione dei documenti e l’impossibilità di accedere immediatamente ai pareri dell’Ufficio legislativo, passerà inevitabilmente attraverso le aule di giustizia, dove la politica ha già deciso di trasferire la resa dei conti.

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