La Polonia sull’orlo della crisi: Tusk sfida Nawrocki, fiducia in bilico l’11 giugno
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Redazione Esteri
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Un braccio di ferro politico, destinato a segnare il futuro della Polonia, si è aperto dopo l’elezione del nazionalista Karol Nawrocki alla presidenza. Mentre il leader filo-occidentale Donald Tusk, che guida il governo, si prepara a resistere fino alla naturale scadenza della legislatura tra due anni, il primo banco di prova arriverà già l’11 giugno con il voto di fiducia in Parlamento. Una mossa che, lungi dall’essere una semplice formalità, rappresenta una sfida diretta all’opposizione e al nuovo capo dello Stato, in un clima di crescente tensione istituzionale.
La sconfitta del candidato europeista Rafał Trzaskowski, tornato al suo ruolo nel municipio di Varsavia, e l’ascesa di Nawrocki hanno riacceso lo scontro tra due visioni opposte: da un lato il sovranismo populista, che trova consenso nella difesa dell’identità nazionale e nella chiusura alle immigrazioni, dall’altro l’europeismo di Tusk, legato a una politica estera più integrata con l’Occidente. Un conflitto reso ancora più complesso dalla guerra in Ucraina, che ha diviso l’opinione pubblica polacca tra sostegno a Kiev e risentimento verso i profughi ucraini, acuendo le contraddizioni di un Paese da sempre in bilico tra Est e Ovest.
Quella che si prospetta è una paralisi politica destinata a ripercuotersi non solo sul piano interno, ma anche sul ruolo della Polonia in Europa. Due anni fa, con la vittoria delle forze moderate, sembrava avviata una svolta verso una maggiore sintonia con i partner occidentali. Oggi, invece, Varsavia rischia di ritrovarsi isolata, mentre l’Unione europea osserva con preoccupazione il riemergere di tensioni che sembravano sopite.




