Biathlon, Hochfilzen incorona la Svezia nella staffetta femminile. L'Italia, senza Wierer, chiude undicesima

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Le nevi di Hochfilzen, dopo quelle scandinave di Oestersund, hanno disegnato un nuovo scenario nella Coppa del Mondo di biathlon, laddove la Svezia ha firmato una vittoria per dispersione nella staffetta femminile, imponendo un ritmo che le avversarie non sono riuscite a scalfire. La squadra scandinava, composta da Halvarsson, Magnusson, Elvira e Hanna Oberg, ha infatti governato l'intera gara, vantaggio che ha permesso ad Hanna Oberg di concludere la sua frazione – come riportano le cronache – sventolando addirittura la bandiera nazionale negli ultimi metri, un gesto che sottolinea la netta supremazia del quartetto. Un dominio tecnico e psicologico, il loro, che ha relegato al secondo posto la Norvegia, staccata di oltre quaranta secondi, e al terzo la Germania, mentre la Francia, vincitrice della prima tappa in Svezia, ha dovuto accontentarsi della sesta piazza.

Il percorso di gara e il cambio di equilibri

Se ad Oestersund il podio era stato appannaggio di Francia, Italia e Repubblica Ceca, in Austria il quadro è radicalmente mutato, dimostrando quanto la formula della staffetta, nella quale il fattore squadra moltiplica le variabili, possa riservare esiti differenti a distanza di poche settimane. La formazione azzurra, che aveva brillato in terra svedese conquistando un convincente argento, si è presentata al via con un assetto modificato, privata della esperienza e della regolarità di Dorothea Wierer, assenza che ha inevitabilmente alterato gli equilibri del quartetto. Ne hanno risentito, in particolare, le prime frazioni, con Rebecca Passler, Hannah Auchentaller e Michela Comola che hanno faticato a tenere il passo delle leader, chiudendo le loro porzioni di gara rispettivamente in sedicesima, diciottesima e diciassettesima posizione, rendendo così già molto complicata la lotta per i ranghi alti della classifica.

La rimonta solitaria di Lisa Vittozzi

A raccogliere il testimone in undicesima posizione, con un ritardo ormai prossimo ai quattro minuti dalla vetta, è stata Lisa Vittozzi, la quale ha fornito – come spesso accade – una prova di grande tenacia e qualità. La biatleta friulana, forte di una precisione al poligono superiore alla media e di una sciata potente, ha infatti limitato i danni nel finale, riuscendo a recuperare diverse posizioni e a portare la squadra italiana all'undicesimo posto della generale, a 3 minuti e 56.9 secondi dalla Svezia trionfante. La sua frazione, seppur eccellente, si è però sviluppata in una solitaria azione di inseguimento, un compito pressoché impossibile dati i distacchi accumulati, che ha confermato come il risultato complessivo dipenda dall'omogeneità delle prestazioni di tutte le componenti della squadra.

Una giornata da archiviare per le azzurre

La gara austriaca, pertanto, si archivia come un'esperienza da metabolizzare per il team italiano, la cui prestazione collettiva non ha raggiunto i livelli della prima tappa. La mancanza di Wierer ha pesato, sottolineando come la sua presenza sia spesso catalizzatrice per le compagne più giovani, mentre le condizioni della pista e la pressione delle avversarie hanno fatto la differenza. Il podio, obiettivo dichiarato dopo l'argento di Oestersund, è rimasto un'idea lontana, sepolta da errori al poligono e da un ritmo di sciata non sempre all'altezza. Resta il dato positivo della reazione di Vittozzi, la cui capacità di lottare fino all'ultimo metro, anche in condizioni di gara ormai compromesse, rappresenta un punto fermo su cui costruire le prossime uscite.

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